Il Mondo Piccolo di Guareschi: un antidoto al presente di Luca Morelli

15 Marzo 2026
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Il Mondo Piccolo di Guareschi: un antidoto al presente
di Luca Morelli

Esistono luoghi dove persone divise da età, sfere sociali e idee politiche possono ancora parlarsi e riconoscere un terreno comune? Dove, non solo possono, ma ne hanno voglia, e diventano amiche? Dove le cose parlano e le persone ascoltano?
Nel secondo dopoguerra, Giovannino Guareschi ha descritto a parole uno di questi posti, che chiamava “Mondo Piccolo”. Nell’omonima mostra da poco terminata all’Istituto di Cultura Italiana a Copenaghen, il fotografo Paolo Simonazzi, traduce in immagini le atmosfere della “fetta di pianura che sta tra il Po e l’Appennino”.

La vita di città oggi sembra muoversi all’interno di bolle sociali, frequentando solo chi ci somiglia. Siamo spinti a farlo: gentrificazione, app che fanno incontrare persone con interessi simili, feed dei social media o Netflix che continuano a proporre contenuti simili a quelli già visualizzati, il culto di lasciare da soli genitori ed anziani, che a loro volta hanno (nel migliore dei casi) a disposizione i loro circoli, e i loro amici a loro volta anziani, la scomparsa di terzi luoghi, come il bar/pub e la chiesa di quartiere.

Infatti la vita di provincia affascina sempre più persone, non perché perfetta, anzi, ma autentica e comunitaria.

Per Guareschi si poteva chiamare “Mondo Piccolo” la sua bassa padana dove ambienta le avventure di Peppone e Don Camillo. Non si trattava solo di un punto geografico, ma di un microcosmo simbolico, morale e sociale. I Mondi Piccoli esistono in molte province italiane. Non c’è nulla di perfetto in questi luoghi, il male è spesso padrone; eppure chi vi entra vorrebbe portare il Piccolo nel Grande.

Esistono ancora questi mondi dove i rapporti umani, la comunità, il dialogo, il rispetto, possono sopravvivere anche in tempi di divisioni politiche?

Il fotografo Paolo Simonazzi ha voluto dedicare una mostra (anch’essa intitolata Mondo Piccolo) per tramutare in immagini i paesaggi e gli umani del Guareschi, sospesi nel tempo. Lo abbiamo intervistato.

Quando nasce il progetto?
Nei miei lavori ho sempre intrecciato cinema, letteratura e musica con la fotografia. Questo progetto nasce in occasione del centenario della nascita di Guareschi ed è un’indagine sul senso degli attaccamenti a luoghi marginali, alla provincia. Questi luoghi mi hanno sempre affascinato: sono sì spazi geografici, ma soprattutto luoghi dello spirito, dove il reale si fonde col surreale, e a cui ho voluto dare uno sguardo ironico e dissacratorio. Come in Guareschi, le fotografie raccontano qualcosa che va oltre la semplice documentazione storica: l’invenzione del vero.

Il progetto si arricchisce anche di un contributo filmico significativo, di Alessandro Scillitani, con cui abbiamo cercato le figure umane che abitano questi luoghi e che hanno condiviso le loro storie.

Il Mondo Piccolo è un insieme di segreti imponderabili. Come si fa a restituire questa magia in immagini?
L’obiettivo non viene mai completamente raggiunto.

È una frustrazione eterna: sei lì a inseguire qualcosa, pur sapendo che non lo troverai mai del tutto. C’è una contraddizione in questo, ma è anche la spinta che ti porta a continuare la ricerca e a portare a termine i progetti. Anche quando si ha un’idea di dove arrivare, tra inciampi, ostacoli e curve impreviste, si finisce spesso per raggiungere qualcos’altro.

Come è stata recepita all’estero la mostra? E in Danimarca?
Finora è stata portata ad Amsterdam e Copenaghen. Credo che l’argomento si possa prestare bene ad uscire dai confini: Le storie di Don Camillo e Peppone, tradotte in moltissimi paesi, hanno ispirato numerose rivisitazioni cinematografiche. A Brescello, nei luoghi dei film di Don Camillo e Peppone, arrivano ogni anno tra i 30.000 e i 40.000 turisti.
Non conosco molto la Danimarca, ma credo che nelle aree rurali si possa percepire qualche affinità. È un’Italia meno nota, che penso susciti curiosità nel Nord Europa.

Ci sono luoghi simbolo di queste realtà marginali che restano ancorate al loro uso originario? Magari i bar? Ho visto una tua foto interessante…
…Sì, ma è di un altro progetto, Il filo e il fiume. La foto in questione (su questa pagina) è scattata fuori da un bar sport di un piccolissimo comune con pochissimi abitanti, Villanova Marchesana (RO).

Si vede una saracinesca abbassata con un foglio A4 attaccato, su cui è scritto in cinese: “in vendita”.
I bar, oggi, hanno un po’ perso la loro funzione sociale originaria – di amalgama.
Ma questo non significa che non esistano altre forme di aggregazione: i circoli, i festival, le feste di paese. Qualsiasi evento legato al cibo ha successo e ci unisce. E ce ne sono moltissimi, anche perché nel giro di pochi chilometri puoi trovare una nuova variante culinaria: l’erbazzone della bassa è diverso da quello di montagna.

La mostra va avanti da 15 anni, cosa hai scoperto di nuovo che vorresti aggiungere?
Si scopre sempre qualcosa. Soprattutto se hai l’occhio curioso ed infantile: non è un caso che la cartolina della mostra ritrae il bambino con l’aquilone, sempre pronto a scovare una sorpresa, un nuovo angolo di bellezza nel mondo.

Cosa c’è in programma in futuro?
Un progetto su Rimini, basato sull’omonimo Pier Vittorio Tondelli. Da Dicembre ci sarà la mostra.

 

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