ELIA, UN PUZZLE DI SUCCESSO
di Monica Lucignano
Avete bevuto il suo caffè ambulante, le caldarroste al Tivoli e forse avete assaggiato anche i suoi churros. Adesso gustate il suo gelato artigianale a Copenaghen. Ecco chi è Elia Filosa, 35 anni, ambulante di successo nel cuore e nel lavoro!
Di madre ecuadoriana e padre napoletano (di Castellammare di Stabia), Elia cresce in Sardegna fino al raggiungimento del diploma superiore; ti parlerà in italiano con un accento milanese, ti venderà il caffè in spagnolo e il gelato parlandoti in danese. Un racconto in cui si incrociano le lingue ed i luoghi nella vita di un ragazzo aperto alle esperienze e avido di conoscenza, che, ad un certo punto della sua vita, decide di stabilirsi in Danimarca insieme a sua madre.
Elia che definizione sceglieresti per te: emigrante, expat o cittadino del mondo?
Cittadino del mondo, vivo in Danimarca da ormai 15 anni, ci ho passato quasi metà della mia vita ma sono stato molto in giro: Sardegna, Milano, Barcellona. Parlo il danese e mi sento italiano. L’italianità non è qualcosa che ho perso, ma, stando qui da tanto tempo, ho compreso il modo di vivere dei danesi e lo condivido. Questo paese mi piace, altrimenti me ne andrei.
Per un periodo hai vissuto anche in Spagna, come hai scelto di trasferirti in Danimarca?
Inizialmente è venuta mia madre, perché avevamo degli amici sardi che vivevano qui; questa connessione ci ha aiutato a optare per la Danimarca, un paese che ci sembrava avesse da offrirci un bel futuro. Io l’ho raggiunta dopo il conseguimento del diploma presso l’istituto tecnico aeronautico. All’epoca volevo continuare gli studi in quel settore, diventare pilota magari, ma sapevo che era un impegno economico importante per la mia famiglia. Occorreva che lavorassi e ho scelto un classico: il settore della ristorazione. Ho cominciato dal basso, nelle cucine di alcuni ristoranti e poi sono entrato in gelateria. In Ismageriet ho lavorato 4 anni durante i quali sono cresciuto io, diventando responsabile di cucina, ma con me è cresciuta anche l’attività. Per continuare a crescere, ho fatto lo chef de partie nel ristorante di Farinetti, all’interno di Eataly, e in pochi mesi ho ricoperto vari ruoli nella pizzeria e con la pasta fresca. Sono diventato una sorta di jolly e questo mettermi alla prova con cose nuove mi ha divertito molto, come quando ho fatto il barista in gelateria e preparavo il caffè per me cercando di riprodurre i disegni del latte art*. Alla fine ero diventato più bravo dei professionisti. Eataly purtroppo ha chiuso, e, dopo aver lavorato in un altro paio di locali, è cominciata a farsi strada l’idea di fare qualcosa che fosse solo mio. Devo ammettere che, spesso, nella ristorazione l’ambiente è stressante, lavorare in team può diventare pesante. Così circa 7 anni fa decido di acquistare l’Ape Piaggio allestita per il caffè e inizia la mia avventura nel mondo imprenditoriale; partendo piano, lavorando come barista, con un contatto diretto con i clienti sono diventato davvero bravo.
Così è nato Elis Street Coffee.
Come passi dal caffè al gelato?
Intanto, non ho mai smesso di leggere e approfondire da autodidatta il mondo della gelateria, ho frequentato dei corsi, ho studiato la teoria. Ma prima di iniziare a lavorare con il gelato mi sono dedicato ai churros** e per farlo, ovviamente, ho acquistato -dopo un paio di anni- un altro veicolo Ape Piaggio. Dei churros mi sono innamorato durante i 9 mesi in cui ho studiato a Barcellona; così, ho assunto del personale e mi sono impegnato anche per la gestione dei miei impiegati.
E sempre per non farmi mancare nulla, mi sono dedicato alle castagne. Si tratta anche in questo caso di un prodotto che mi piace, che mi mancava e che mangiavo sia in Campania che in Sardegna: un prodotto naturale e salutare che mi restituisce il profumo dell’inverno. Mi sono dato da fare, ho investito nelle mie idee e ho lavorato sodo. Sono riuscito ad aprire anche al Tivoli, dove, da quattro anni, serviamo castagne arrosto, marron glacé, vin brulé e abbiamo esportato questa esperienza anche nei mercati natalizi. In quel periodo anche mia madre ha cominciato a lavorare con me, la chiamo la mia mamager, si occupa principalmente del personale e trovo che sia un’ottima collaborazione la nostra.
Tra stand mobili e quelli fissi, non ho mai smesso di formarmi come imprenditore: comunicazione e gestione degli impiegati sono fondamentali per portare avanti l’attività affinché abbia successo. Poi ho aperto uno stand a Reffen, in mezzo allo street food, per una stagione, circa tre anni fa, dove vendevo il caffè e il gelato; ma non era un prodotto che facevo io, non avevo il mio laboratorio. Allora, quasi due anni fa, ho deciso di aprire Elis Copenhagen, in cui confluisce tutta questa esperienza. Il gelato lo produciamo noi partendo da zero: non usiamo mix preparati che trovi già in commercio (zuccheri, addensanti, grassi) aggiungendo latte o acqua. Il gelato che proponiamo nasce da uno studio che ha dato vita a delle ricette che sono mie, partendo dagli ingredienti primari che danno un prodotto di grande qualità, come la nostra clientela testimonia anche attraverso i social. Insieme alla gelateria c’è anche la caffetteria dove adoperiamo una miscela di caffè del Nordic Roasting parametrata sui miei gusti, e adesso stiamo sperimentando un po’ di pasticceria, bomboloni e torte. Qualità degli ingredienti, estetica e attenzione ai particolari: secondo me è un tratto dello stile italiano, ce lo portiamo dietro ovunque andiamo! E riusciamo ad armonizzarlo con un contesto anche così diverso come quello della Danimarca; i nostri clienti non sono solo italiani, i nostri dipendenti non parlano solo danese. C’è quel calore, quell’ambiente familiare che spesso da queste parti manca.
Il 5 aprile c’è un compleanno da festeggiare; ci dai qualche anticipazione?
Quella domenica potrete mangiare il gelato, i churros e i pasticcini con lo sconto del 50%; ci saranno delle carte con sconti per le visite successive e stiamo lavorando per un allestimento speciale del locale!
Un puzzle di lingue, di culture gastronomiche e di esperienze che, sulle tre ruote di un Ape Piaggio, hanno fatto insieme ad Elia, tanti chilometri.
“Per quanta strada ancora c’è da fare, amerai il finale !” (cit. “Buon viaggio” di Cesare Cremonini).
* Latte art: tecnica che crea disegni e decorazioni sulla superficie di espressi macchiati e cappuccini
** Churros: tipiche frittelle spagnole





