Morte di una sirena – a cura di Emma Fenu

1 Ottobre 2022
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Morte di una sirena: in un thriller di orrore e amore Andersen si trasforma in detective
Morte di una sirena è un romanzo di Rydahl e Kazinski edito da Neri Pozza nel 2020.
a cura di Emma Fenu

Nella Copenaghen del 1834 viene ritrovato, in un canale che raccoglie i rifiuti, il cadavere di una prostituta, Anna: fra i capelli sono disposte con cura alcune conchiglie, il viso intatto e il seno nudo: sembra la versione grottesca di una sirena.

La sorella della vittima riconosce, fra la folla che assiste alla scena, l’ultimo cliente: è un uomo, alto, con i capelli mossi, il naso imponente e, soprattutto, pervertito. Infatti, non paga per il sesso, vuole che Anna si denudi per realizzare ritagli di carta.
L’accusato è Hans Christian Andersen, all’epoca uno scrittore senza fortuna che, grazie ad amicizie importanti, è protetto dal giudice, che comunque lo ritiene colpevole, e dal popolo, urlante, che vuole vedere il suo sangue.
Gli vengono dati tre giorni per dimostrare la sua innocenza: ed ecco che il nostro Andersen assume i panni del detective.

Morte di una sirena è un thriller con un ritmo serrato e ricco di colpi di scena, che ha giustamente ricevuto gli apprezzamenti della critica danese e italiana.
La genialata è il coinvolgimento in una storia losca di Hans Christian Andersen: si scopre il suo animo bambino e tormentato, la sua capacità di parlare con gli oggetti e di essere compreso solo dai bambini, privi di stereotipi.

Abbiamo il piacere di intervistare Thomas Rydahl per conoscere i retroscena di un’opera inquietante e struggente.

Benvenuto Thomas. Come è nata l’idea di ambientare un thriller nella Copenaghen nel 1834? La ricerca storica è tanto meticolosa da far dimenticare al lettore la città com’è oggi.

Grazie, Emma. L’idea è nata in una sommerhus, vicino a Odense, città dove è nato Hans Christian Andersen. Gli sceneggiatori Anders Rønnow Klarlund, Jacob Weinreich e io ci siamo incontrati per buttare giù qualche idea per una nuova serie poliziesca ambientata nella Danimarca del passato.
Avevamo diverse idee, ma quando abbiamo iniziato a parlare di Hans Christian Andersen come detective, sapevamo che stavamo lavorando a qualcosa di grandioso. È stata una follia, ma ci è piaciuta molto. Ci piaceva anche l’idea di ambientare la storia in una versione realistica della Copenaghen del 1834, dove povertà e malattie, prostituzione e criminalità erano dominanti, tranne che intorno ai reali e ai ricchi.

Uno dei protagonisti è Andersen: il ritratto che viene fuori è struggente: ci fai scoprire la sua anima tormentata e infantile. Cosa vi affascina dello scrittore?

All’inizio della stesura, abbiamo parlato di Hans Christian Andersen come il primo scrittore famoso della Danimarca. Fin dall’infanzia il suo unico desiderio era quello di diventare famoso e trascorse la maggior parte della sua vita inseguendo quel sogno, fino allo sfinimento.

Il nostro obiettivo era rendere vivo Hans Christian Andersen. Non solo come detective, ma anche come persona reale con difetti e sentimenti. Sembrava quasi un sacrilegio scrivere di un’icona, dello scrittore danese più stimato, ma non c’era altro modo, se volevamo che il romanzo fosse accattivante e coinvolgente.
Lo abbiamo studiato intensamente: volevamo che Hans Christian Andersen fosse un sognatore perduto che si ritrova nella storia perché rischia la vita.

Inoltre, la vicenda si svolge nel momento più basso nella carriera di Hans Christian Andersen: pochi mesi prima della grande svolta con le fiabe. I suoi scritti erano stati recensiti negativamente, gli era stato perfino consigliato di smettere di scrivere. Anche il suo famoso diario si esaurisce in questo punto esatto.

E poi, succede qualcosa. Qualcosa che lo rende lo scrittore di fama mondiale che tutti conosciamo. Questa è stata la “trovata”, l’idea che ha acceso la nostra storia.

Il thriller tocca temi molto forti, dall’identità sessuale alle molestie dei poveri fino alla giustizia sommaria. Quale messaggio volete trasmettere ai lettori?
Siamo stati attratti dalla storia della Sirenetta, perché il tema del cambiamento per raggiungere l’amore e l’ammirazione era centrale nella vita di Hans Christian Andersen, ma lo è anche ai nostri giorni. La storia dell’artista che vuole la fama a quella del personaggio che farebbe qualsiasi cosa per amore avevano una bellezza speculare. Abbiamo anche visto negli scritti di Andersen una grande attenzione per l’ingiustizia sociale e una critica (molto) indiretta della nobiltà e dei reali. Questi temi ci sembravano maturi per una rivisitazione moderna.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Abbiamo pianificato una serie di thriller di Hans Christian Andersen, che sono ancora in lavorazione. Inoltre, stiamo negoziando i diritti per una serie TV o un film.

 

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