LEONE XIV: Il Papa che il mondo aspettava

23 Giugno 2025
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LEONE XIV: Il Papa che il mondo aspettava
di Rosanna Sabella

Una figura carismatica destinata a cambiare il volto della Chiesa, forse del mondo intero, Robert Francis Prevost, 69enne di Chicago con una lunga esperienza nelle missioni del Sudamerica sembra convincere tutti, anche i più scettici con il suo garbo e la sua sobrietà. Sebbene appaia comunque molto determinato a raggiungere i due obiettivi centrali del suo papato: l’unità dei credenti e la pace.

Un papato social
La prima impressione – quando si giunge in piazza San Pietro – è che le sue dimensioni spettacolari siano diventate insufficienti a contenere la marea di persone – turisti, pellegrini, credenti e non – giunti da ogni parte del mondo per conoscere il nuovo Papa.

Un evento mediatico senza precedenti fin dall’inizio del Conclave, l’elezione del successore di Bergoglio, sconfinato inevitabilmente in un vero e proprio fenomeno social.

Abbiamo visto di tutto nei giorni precedenti e immediatamente successivi all’evento: meme e fotomontaggi, video che provengono dal passato o invece creati a tema e persino un account Instagram dedicato al gabbiano, diventato in breve una star dei social. Appollaiato con la sua famigliola accanto al comignolo, il grosso volatile pareva non avere alcuna intenzione di mollare le postazioni.

Qualcuno in quell’uccello aveva intravisto un simbolo, una premonizione.

“Sarà un Papa d’oltreoceano” – aveva dichiarato in tv il vaticanista e scrittore Piero Schiavazzi. Così è stato.

Nella simbologia cristiana però il gabbiano rappresenta innanzitutto lo Spirito Santo, per i credenti il soffio e il “respiro” di Dio, la terza persona della Trinità che ispira i cardinali radunati nella Cappella Sistina nella designazione del nuovo Pontefice.

Prevost, l’outsider che ha fatto la storia (e la fortuna di chi ha puntato su di lui)
Le previsioni erano state quelle di un Conclave-lampo.

E anche sotto questo aspetto i pronostici si sono avverati.
Il nuovo Pontefice è stato eletto dopo meno di 24 ore: un tempo rapido, che per alcuni osservatori lasciava intendere una scelta condivisa.

Così mentre saliva la febbre dei bookmaker anglosassoni (vere e proprie scommesse sul mercato del betting sui cardinali considerati “papabili”) i voti andavano in tutt’altra direzione, spiazzando chi aveva puntato grosse somme sugli italiani Pietro Parolin e Matteo Zuppi ad esempio, o sul filippino Tagle.

Una sorpresa insomma per tutti, il papa americano. O meglio, statunitense come qualcuno ha tenuto subito a precisare (americano era pure Bergoglio, innegabilmente).
Sarà il papa di Trump? O ne diventerà il suo antagonista più temibile? Questi gli interrogativi che rimbalzavano il giorno dopo la sua elezione sui media internazionali e la gente comune.

Il Presidente degli Usa, dal canto suo, non esitava a congratularsi via Truth col nuovo Pontefice Leone XIV. “E’ un tale onore sapere che è il primo Papa americano. Che emozione e che onore per il nostro Paese. Non vedo l’ora di incontrarlo. Sarà un momento molto emozionante.”

La scelta del nome
Nuntio vobis gaudium magnum – aveva annunciato non senza una certa emozione il cardinale Dominique Mamberti dal più famoso e guardato balcone al mondo – Habemus papam! Robert Francis Prevost che prenderà il nome di Leone XIV.
Silenzio, sorpresa, stupore fra gli astanti.
L’annuncio che tutti attendevano dopo ore di trepidante attesa è risuonato come una potente eco e ripetuta alle 18.10 di giovedì 8 maggio 2025, una data destinata a rimanere nella storia.

“Impressionante la folla in piazza – aveva dichiarato il giorno dopo ai giornalisti il cardinale nominato da papa Francesco – in Conclave è arrivato un momento in cui si è percepita l’unità” e aveva aggiunto scherzando Mamberti – Sono rimasto davvero sorpreso dal nome scelto dal Papa, per l’habemus papam non avevo fatto le prove!”
Emozionato lo stesso Pontefice che nel presentarsi alla piazza gremita di fedeli non ha potuto trattenere qualche lacrima, facendo subito breccia nel cuore di tutti.

“Anche se viene dagli States, non sarà il leone dello Metro Goldwin Mayer ma il Leone della tradizione cristiana, mariana e agostiniana – ha scritto in un post pubblicato sui social l’autore, filosofo e giornalista pugliese Marcello Veneziani – l’ultimo predecessore che portava il suo nome, era il grande Leone XIII, il papa della Rerum Novarum. Occorrerà davvero un coraggio da leoni – sottolineava Veneziani – per guidare la Chiesa e la cristianità nell’epoca che volta le spalle a Dio.”
Leone XIII fu un “progressista moderato” come si direbbe oggi, dunque un profilo molto affine a quello di Leone XIV suo successore 122 anni dopo.

È probabile che Robert Francis Prevost abbia scelto questo nome in memoria del suo predecessore che guidò la Chiesa dl 1878 al 1903, il papato più lungo della storia bimillenaria della Chiesa cattolica. La sua “Rerum Novarum” era incentrata sulle condizioni sociali ed economiche delle classi lavoratrici. Anche per questo Leone XIII è passato alla storia come il Papa “sociale”.

Il pastore
Due figure emergono dal suo esordio e dalla storia personale di Papa Prevost: Sant’Agostino, Padre della Chiesa, e Maria, la Madonna di Pompei, a cui si è rivolto con devozione anche perché è stato eletto proprio nel giorno dedicato a lei (“ovunque io fossi l’8 maggio – ha raccontato il Santo Padre – mia madre mi raccomandava di recitare la supplica alla Madonna di Pompei, a cui poi fui legato da qualcosa che mi segnò la vita).
E “figlio spirituale di Agostino” si è dichiarato fin dalla sua prima apparizione.
“Chi ama veramente la pace, ama anche i nemici della pace” ha declamato dalla Loggia delle Benedizioni nel giorno della sua elezione.

Questa affermazione di Sant’Agostino racchiude in poche battute il programma dell’attività pastorale di Leone XIV.
Pace è stata la prima parola pronunciata dal papa neoeletto nel suo discorso di esordio. E sarà quella fatidica parola il filo conduttore del suo pontificato.
Perché la “pace si diffonda, io impiegherò ogni sforzo” – aveva detto ai rappresentanti delle Chiese Orientali a conclusione del Giubileo a loro dedicato – La santa Sede è a disposizione – aveva sottolineato – “perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace”.

Secretary Marco Rubio attends the Papal Inauguration Mass in Vatican City, the Holy See, May 18, 2025. (Official State Department photo by Freddie Everett)

L’uomo
Nato a Chicago nell’Illinois il 14 settembre 1955 da Louis Marius Prevost, di origini francesi e Mildred Martinez, creola, Robert Francis Prevost ha due fratelli, Louis Martín e John Joseph.
Molto legato alla famiglia e alle tradizioni, Prevost ha dichiarato recentemente alla stampa di avere desiderato da ragazzo, come tanti giovani della sua età, di sposarsi e avere dei figli. Ben presto però è arrivata la chiamata e nel ’77 quando aveva appena compiuto 22 anni entra nel noviziato dell’Ordine agostiniano di Saint-Louis.
Oltre all’inglese parla correntemente lo spagnolo, il francese, l’italiano e il portoghese.
Dopo un periodo di tre anni a Roma come presbitero della chiesa di Santa Monica, nel 1985 viene inviato come missionario in Perù dove tornerà a più riprese e dove ancora oggi è ricordato come un uomo generoso e attento ai bisogni degli ultimi.
Ma più che alla vicenda biografica e alle pubbliche virtù fedeli e ammiratori sono oggi attratti soprattutto dalle curiosità che rivelano l’uomo Prevost.
Di certo i media non hanno risparmiato aspetti più tipicamente domestici del nuovo Pontefice.
Ama la cucina povera – è stato scritto – e fatta in casa: il pane cotto al forno, le zuppe semplici, i piatti condivisi nei conventi o nelle mense popolari. Per lui la cucina ha un valore etico e non estetico. Insomma, non è un mago dei fornelli. Ma è molto attratto invece – come Papa Wojtyła, dallo sport. Tifoso dei White Sox – la mitica squadra di baseball di Chicago, non disdegna le partite a tennis.
«Mi considero un discreto tennista amatoriale», ha detto una volta, «ma da quando ho lasciato il Perù non ho più avuto molte occasioni di giocare.

Spero di tornare in campo, purché non ci sia Sinner!”
E invece poi Sinner lo ha incontrato davvero, il 14 maggio scorso, ma non “in trasferta” bensì in Vaticano, in una udienza privata cui erano presenti anche i genitori del ragazzo.

“Vuol fare un tiro, Santità? – gli ha chiesto il campione altoatesino porgendogli prima la mano per una potente stretta molto informale, poi una delle due racchette donate al papa dalla Federazione. E lui, scherzando: “magari non qui…forse a Wimbledon”.

Ed è proprio quel delicato sense of humour che lo ha reso popolare e vicino nelle ultime settimane a credenti e non credenti.

“Devo ancora imparare a scrivere con la nuova firma” aveva detto ridendo ad una bambina che gli aveva allungato una Bibbia da autografare.

Pare inoltre che si diletti di videogames, ciò che sicuramente lo renderà gradito anche ai giovani.
E per finire, a soli tre giorni dal suo pontificato, ha subito aggiornato i suoi account X e Instagram dove conta già diversi milioni di follower! Insomma, habemus papam, sì. Ma anche un influencer che ha tutti i numeri per cambiare la storia.

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