Sfiorare, attraversare, cercare oltre: il ricamo astratto di Varka Kozlovič a cura di Alessandra Sicuro-

15 Ottobre 2022
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Sfiorare, attraversare, cercare oltre:
il ricamo astratto di Varka Kozlovič
a cura di Alessandra Sicuro-

Varka Kozlovič è un’artista triestina che vive e lavora a Copenaghen, membro della K.K.S – Kvindelige Kunstneres Samfund. La sua formazione come esperta di tematiche di genere, e successivamente – in tutt’altra direzione – in Disaster Recovery e Crisis Management – si è svolta presso l’Università di Trieste, l’University of Sussex, e presso il Disaster Recovery Institute International, ed è stata affiancata da viaggi e permanenze di lavoro in svariati paesi ma in modo particolare in Asia, e tra l’altro, dall’impegno nella Cooperazione internazionale allo sviluppo.

Probabilmente da queste esperienze, ma forse anche da un retroterra familiare di amore per la natura, l’arte, la manualità, nasce l’interesse per l’artigianato, gli intrecci e le trame di culture e popoli diversi che si può percepire nei suoi lavori su tela. Attraverso il disegno e il ricamo, l’abbinamento tra inchiostro, colori naturali e filo, spago, tessuto, Varka traccia percorsi astratti, evidenti e misteriosi, ripetendo la trama delle foglie, lo snodarsi delle piante o dei percorsi urbani, lo stratificarsi del tempo.

Vuoi raccontarci a cosa stai lavorando?
Attualmente sto finalizzando alcuni lavori che fanno parte del progetto “Fountain pen series”, una serie di opere astratte realizzate su grandi tele da pittura alternando il disegno a penna al ricamo che esporrò a novembre presso Det Andet Galleri a Frederiksberg.
Si tratta di opere che raccontano di sosta e riflessione, di lentezza e costanza, e del passaggio del tempo. Il tempo percepito come risorsa disponibile ma limitata.

Com’è sorto l’interesse per questo tipo di tematica?
Il progetto è nato dal desiderio di catturare il tempo e di riflettere sul suo ruolo nel processo creativo.
Le opere di questo ciclo iniziano con la nascita di un segno e la creazione di trame e tracciati, delineando progressivamente forme organiche che si riveleranno protagoniste sulla tela. Le trame si intrecciano con i punti ricamati, e si combinano con colorazioni di stoffa e fibra.

La scelta delle tecniche e dei materiali nasce dall’intento di tracciare e in qualche modo registrare il passare del tempo. Il segno a penna e il punto di ricamo si prestano a questo scopo fungendo da unità di misura, e registrano lo scorrere del tempo dedicato all’opera. La progressione dei segni e dei punti di ricamo, e successivamente la stratificazione delle trame sulla tela, quantificano ciò che è passato e nel contempo creano il nuovo, con un significativo impiego di lavoro manuale. La dimensione temporale dilatata del processo creativo funge, in definitiva, da contenitore di esperienze, stati d’animo e slanci vissuti via via che, gradualmente, contribuiscono alla realizzazione dell’opera, ne modificano il corso e il risultato finale. La mia scelta è stata di lasciare spazio al potenziale trasformativo dato dal tempo, di decifrarne le fasi e di cogliere quella conclusiva.

Come nasce una tua tela?
Mi ritrovo ad osservare i tracciati, i motivi e gli schemi ripetitivi che si trovano in natura e negli ambienti urbani come i parcheggi di biciclette, i nodi stradali, le radici degli alberi. Da lì mi arrivano idee per i “patterns” e per le “textures” che poi metto su tela.
Mi affascina l’osservazione ravvicinata, che fa scorgere la consistenza e la complessità delle cose, le microstrutture e la diversità, e, in egual modo, l’osservazione distaccata, da lontano, che offre la possibilità di ricercare ed interpretare le forme del globale.
Il mio interesse per il dettaglio si traduce nella creazione di trame e di strati. La ricerca della forma rappresenta il passaggio conclusivo.
La sperimentazione durante il lavoro e gli errori di esecuzione sono essi stessi fonti di ispirazione, richiedono soluzioni immediate e portano a risultati imprevedibili.

Il ricamo, i fili e le fibre caratterizzano il tuo lavoro. Ti riconosci nella sfera dell’Arte tessile?
La mia è stata una scelta puramente tecnica. Il tessile, che ha progressivamente acquistato sempre più peso nella realizzazione delle mie opere, è in realtà solo uno dei materiali che mi piace usare. Con questa serie di lavori mi sono mossa tra generi diversi usando materiali da scrittura, tele da pittura ed infine ago e filo.
Questo progetto mi ha fatto avvicinare al mondo del tessile e al ricamo inteso come espressione artistica. L’Arte tessile – o Fiber Art – è una realtà estremamente variegata con un proprio percorso storico molto interessante

Il ricamo è considerato un linguaggio “morbido”, con una lunga tradizione alle spalle, di carattere tipicamente femminile. Cosa ne pensi?
Il ricamo è un’arte antichissima ed una delle più comuni forme di decorazione praticata da sempre, sia da donne che da uomini di culture diverse, e porta in sé importanti connotati di comunicazione simbolica.
In occidente il ricamo è stato progressivamente identificato con una serie di caratteristiche legate al mondo femminile. Attraverso un processo storico che parte dal Medioevo (ci sono moltissimi ricamatori uomini che hanno realizzato opere d’arte importanti con ago e filo nel Medioevo!) l’arte del ricamo viene gradualmente vista come attività che “contribuisce alla creazione della femminilità”. Il ricamo viene etichettato come pratica femminile relegandolo all’arte minore ed “escludendo” da essa gli uomini. Saranno le artiste femministe della prima e della seconda ondata ad usarlo come mezzo di comunicazione e impegno politico, e a rivendicarne il posto nel mondo dell’arte alla stregua della pittura o della scultura, ad esempio.
La Textile art è praticata al giorno d’oggi sia da donne che da uomini. Il ricamo come linguaggio artistico non ha più la stessa connotazione politica anche se l’esistenza dei movimenti di ricamatori uomini, che lo praticano per puro piacere, indicherebbe che il processo di distanziamento dalla percezione del ricamo come pratica femminile non si sia risolto del tutto.

Che rapporto c’è tra la pratica artistica e la tua esperienza personale?
Fili, tessuti, il cucito sono stati presenti nella mia vita abbondantemente e hanno sempre destato la mia curiosità e fascinazione. Mia madre, e prima ancora mia nonna, confezionavano vestiti originali per loro stesse e noi bambini. I miei viaggi e permanenze di lavoro all’estero, mi hanno inoltre offerto l’opportunità di esplorare la dimensione socioeconomica dell’artigianato tessile e del ricamo in diverse culture, e la natura simbolica della pratica.
In realtà il mio primo incontro con il ricamo alle scuole elementari non è stato entusiasmante. Come a tutte le ragazzine mi era richiesto di ricamare, cosa che ho rifiutato preferendo il traforo.

Fare uso del ricamo, oggi, perché?
Il ricamo porta in sé una bellissima metafora: ricamando si sfiora una superficie, si punta ad un obiettivo, si va oltre per poi riemergere. La superficie principale con il tracciato è solo parte della storia. Il lato posteriore è molto diverso, ma altrettanto interessante. Ne contiene il riflesso e sa di vero: è un registro dei movimenti, delle decisioni e dei ripensamenti, delle pause e del progresso, degli errori e delle soluzioni trovate.

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Varka Kozlovič. Web: www.varkako.com
Instagram: @varka_kozlovic

Alessandra Sicuro, è stata per diversi anni lettore presso la Copenhagen Business School e collaboratrice dell’Istituto italiano di Cultura a Copenaghen.

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