Natale, specchio del nostro tempo
Tra attesa, desiderio e tradizione: il Natale dei bambini di ieri e di oggi in Sicilia
di Olga Asero
C’è un momento dell’anno in cui il tempo sembra rallentare, in cui l’aria si fa più dolce e persino le strade, di solito caotiche e rumorose, sembrano avvolgersi di un silenzio buono. È il tempo dell’attesa natalizia, un sentimento che, in Sicilia, ha sempre avuto un sapore particolare. Ma com’è cambiato oggi questo tempo magico, soprattutto per i bambini?
Un tempo, nelle case siciliane, il Natale cominciava molto prima del 25 dicembre. Le famiglie iniziavano i preparativi con largo anticipo, spesso già all’inizio di dicembre. I bambini si svegliavano con l’odore di mustazzola, buccellati e cassatelle che cuocevano nel forno, mentre le nonne, con le mani infarinate, raccontavano storie dei Natali passati.
Nelle case, invece, l’albero era un’usanza più recente, arrivata nel dopoguerra, ma il vero protagonista restava il presepe, costruito con pazienza e devozione. Spesso si usavano materiali semplici: sughero per le montagne, carta blu per il cielo, muschio raccolto in campagna.
Ogni anno si aggiungeva una nuova statuina, e c’era sempre un bambino incaricato di spostare i Re Magi ogni giorno fino a farli arrivare alla grotta il 6 gennaio; uno dei genitori, invece, adagiava il Bambinello Gesù durante le prime ore del 25. Era un’attesa che scandiva il vero significato del Natale: la Sua nascita.
Un rito, ma anche un modo per educare all’attesa. In Sicilia, aspettare il Natale non significava solo contare i giorni, ma vivere un percorso, un tempo sacro che cominciava con la “Novena di Natale”. In molti paesini, i bambini, e ancora oggi alcuni lo fanno, si vestivano da pastorelli, andando di casa in casa con una candela accesa e recitando la novena del Bambin Gesù o cantando Tu scendi dalle stelle per ricevere dolci e sorrisi. Tutto culminava con la “Notti di Natali”, quando la campana annunciava la Messa di mezzanotte.
Oggi, per i bambini siciliani, il Natale è un’esperienza diversa. Le città si accendono di luci già a novembre, le vetrine esplodono di colori, i centri commerciali diventano luoghi di incontro e divertimento. I supermercati, dagli inizi di novembre, si riempiono di cibi, dolciumi e calendari dell’Avvento, come se ci fosse il bisogno di accorciare il tempo dell’attesa. I bambini aspettano con impazienza Babbo Natale, che spesso arriva in piazza per una foto ricordo o per offrire un piccolo dono. Sempre più spesso la sua comparsa avviene tramite video e messaggi condivisi sui social.
L’attesa si è fatta più tecnologica e veloce. Non si scrive più la letterina a mano, ma si compila una lista sul cellulare; non si attende un mese per scoprire il regalo, perché basta un click per riceverlo il giorno dopo, svuotando il gesto del dono del suo significato più autentico: la sorpresa e la cura nella scelta.
Eppure, anche nella modernità, qualcosa della magia antica resiste: il momento in cui la famiglia si riunisce, il profumo dei dolci tradizionali che invade la cucina, le luci dell’albero che si accendono mentre fuori piove e il mare rumoreggia in lontananza.
In molti paesini, e persino nelle città, le tradizioni continuano a vivere e a rinnovarsi. A Caltagirone si costruiscono presepi artistici con ceramiche colorate; a Palermo le famiglie preparano la sfincia di San Giuseppe, dolce fritto tipico e ormai simbolo di festa tutto l’anno, perché lì “fa Natali tuttu l’annu”. A Modica, invece, si rinnova l’antico rito del cioccolato lavorato a mano con zucchero e cannella.
Il Natale, in fondo, è uno specchio del nostro tempo. Ieri rappresentava la lentezza, la condivisione, il sogno semplice; oggi riflette la velocità, l’abbondanza e la connessione digitale. Ma non per questo ha perso il suo significato profondo: i bambini continuano a cercare la magia, anche se in forme diverse. Forse non è il Natale a essere cambiato, ma il modo in cui lo viviamo.
Il Natale dei bambini di oggi è diverso ma non meno autentico.
La sfida sta nel trasmettere loro non solo la gioia del dono, ma anche la bellezza dell’attesa, quella stessa attesa che un tempo riempiva di significato la storia de Il piccolo Salvatore e la letterina al Bambinello.
A Villalba, un piccolo paese dell’entroterra nisseno, viveva un bambino di nome Salvatore che, come tanti suoi coetanei negli anni Sessanta, non conosceva né Babbo Natale né i giocattoli luccicanti dei supermercati. Il suo Natale cominciava quando la madre gli porgeva un foglio di carta ruvida e diceva:
“Scrivi la letterina al Bambinello. Ma ricorda: non devi chiedere troppo, devi chiedere bene.” Salvatore ci pensava per giorni interi. Poi scriveva: “Caro Gesù Bambino, ti prego di portare la salute a papà, la pace a mamma e, se puoi, anche una palla per giocare con mio fratello.”
Durante la notte di Natale, la letterina veniva messa sotto il piatto del capofamiglia, e solo la mattina dopo, tra le bucce d’arancia, i gusci delle noci e i resti del cenone, Salvatore trovava una piccola sorpresa: un trenino di legno, un mandarino o un dolcetto. Quel dono, semplice e prezioso, bastava a riempirgli il cuore per tutto l’anno.
Forse ciò che cambia è solo il linguaggio della meraviglia. Se un tempo la trovavamo nei presepi di sughero, nei racconti delle nonne e nei doni semplici, oggi la si trova in un film natalizio guardato insieme sul divano, in un videomessaggio di Babbo Natale o in una foto di famiglia davanti all’albero postata sui social.
La sostanza, però, resta la stessa: il desiderio di sentirsi amati, di stare insieme, di credere che qualcosa di buono possa arrivare davvero, anche solo per una notte.
Perché, sotto le luci moderne e i regali digitali, batte ancora lo stesso cuore antico: quello di un’isola che, ogni dicembre, torna a credere nelle meraviglie.
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Mustazzola (o Mustazzoli)
Dolcetti tipici dal sapore antico, a base di miele e spezie, preparati per le feste.
Ingredienti: farina, miele, zucchero, cannella, chiodi di garofano, scorza d’arancia.
Preparazione: si scioglie il miele con zucchero e spezie, si aggiunge la farina fino a ottenere un impasto sodo. Si formano bastoncini o rombi, si fanno raffreddare e si cuociono in forno fino a doratura.
Buccellati
Dolci natalizi ripieni e profumati di Mediterraneo.
Ingredienti: farina, strutto o burro, fichi secchi, mandorle, noci, scorza d’arancia, miele, vino cotto.
Preparazione: si prepara una frolla friabile; il ripieno si ottiene tritando fichi secchi e frutta secca con miele e aromi. Si stende la pasta, si farcisce, si arrotola e si taglia in piccoli dolci decorati, poi si cuociono e si glassano o spolverano di zucchero.
Cassatelle (di Agira o di ricotta)
Dolci ripieni diffusi in varie versioni secondo la zona.
Ingredienti: per la frolla, farina, zucchero, strutto o burro, uova; per il ripieno, ricotta zuccherata (oppure, nella variante di Agira, mandorle e cacao).
Preparazione: si stende la pasta sottile, si aggiunge una cucchiaiata di ripieno, si chiude a mezzaluna e si sigilla bene. Dopo una breve cottura in forno, si spolverano di zucchero a velo.





