La magia della moda italiana nel cinema internazionale sbarca a Copenaghen di Rosanna Sabella

14 Gennaio 2026
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La magia della moda italiana nel cinema internazionale sbarca a Copenaghen
di Rosanna Sabella

Una settimana di abiti senza tempo, indossati da grandi attrici italiane e straniere del secolo scorso, ha fatto sognare centinaia di visitatori in una raffinata esposizione nella residenza dell’ambasciatore italiano in Danimarca

Toni brillanti. Decisi. Vividi. Il rosso, soprattutto. Il bianco e il nero. I colori possono essere veicolo di emozioni ancor più delle parole. Ed in effetti, se pensiamo al cinema quanto è vero che costituiscono uno degli strumenti principali, se non essenziali nelle mani del regista al fine di emozionare lo spettatore! Ce lo insegna in primis la psicologia.
Il rosso spesso associato a passioni intense, amore, pericolo, ambizione.

Il bianco la purezza, ma anche il potere e l’eleganza.
Il nero, infine, nel cinema, è stato utilizzato per raffigurare donne potenti, seducenti e misteriose, talvolta capaci di impensabili strategie.

Dietro ogni colore, c’è una scelta in particolar modo nei costumi delle protagoniste. Una scelta ben precisa. Basti pensare all’iconico tubino nero Givenchy indossato da Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany (1961) una intramontabile icona di stile, considerato a buon diritto uno degli abiti più influenti nella storia dell’abbigliamento e del costume del ventesimo secolo.

Ed è a questo magico connubio tra cinema e moda che deve aver pensato Stefano Dominella, presidente onorario della maison Gattinoni e curatore della mostra “Fotogrammi di Moda Italiana: l’Italia veste il cinema internazionale”. L’iniziativa, realizzata nell’ambito della rassegna “Le Giornate della Moda Italiana nel Mondo” è stata lanciata lo scorso gennaio dal Ministero degli Affari Esteri in collaborazione con l’ICE e le principali associazioni di categoria del settore.

L’evento – auspicabilmente il primo di una lunga serie – è stato inaugurato nella splendida cornice della Residenza Italiana a Copenaghen (Fredericiade 2 – 1310), il 10 settembre scorso, una settimana dopo la morte dello stilista Giorgio Armani e una manciata di giorni prima della scomparsa di Claudia Cardinale che allo stilista italiano era particolarmente legata. Una casualità che certo ha aggiunto rilevanza e spessore ad una manifestazione che ha riscosso vivo interesse e grande partecipazione della comunità italiana in Danimarca e non solo.

“Quando guardo il mio guardaroba mi rendo conto che ho imparato molto sul mio stile attraverso lo stile dei miei personaggi” – dichiarava la Hepburn, musa di Fellini e di Visconti e anche dopo la sua carriera cinematografica, l’attrice ha continuato a essere un simbolo di raffinatezza e di eleganza, con un guardaroba che rifletteva appieno la sua personalità.

Non solo Hepburn
Ventidue capolavori sartoriali, firmati da celebri stilisti e atelier italiani, hanno raccontato per la prima volta a Copenaghen l’intreccio storico e naturale tra moda e cinema Made in Italy, attraverso icone di stile come Anna Magnani, Anita Ekberg, Sofia Loren, Lana Turner, Maria Callas e stelle del cinema più vicine a noi come Monica Bellucci, Sabrina Ferilli e Julia Roberts.

Ed ecco comparire il disinvolto flapper – costume delle ballerine di charleston – indossato da una Magnani spudoratamente bionda con vistosa stola di pelliccia bianca accanto a Totò sul set di Risate di Gioia per la regia di Mario Monicelli (1960).

Accanto l’abito drappeggiato della musa del marchio Dolce e Gabbana, Monica Bellucci nella pellicola Malena di Giuseppe Tornatore
“Ho cambiato atteggiamento. Ora sono i vestiti che indossano me. Non sono più io che indosso i vestiti.” – aveva dichiarato la Bellucci qualche anno fa al Festival di Venezia.

Insomma, parafrasando il celebre titolo della pellicola di David Frankel “Monica Bellucci veste D&G” e ama (decisamente) il nero, aggiungeremmo noi! Che peraltro le calza a pennello e sembra proprio essere il “suo” colore.

Il rosso si addice decisamente alla grande e appassionata stella del cinema italiano Sofia Loren. E proprio rosso rubino è l’outfit scelto dalla Loren nel film di Vittorio De Sica Pane Amore e Fantasia, abito rosso scollato con la gonna a balze per la scena, indimenticabile, in cui la Loren e De Sica ballano il mambo. Scena divenuta poi un’icona del cinema italiano, simboleggiando la commedia degli anni Cinquanta e contribuendo alla popolarità internazionale del brano “Mambo Italiano”, interpretato originariamente da Dean Martin e inciso anche da artisti italiani come Renato Carosone e Lidia Martorana.

Ed ecco anche questo– abito rosso e sensuale – troneggiare nell’elegante sala che ha ospitato la recente mostra di Copenaghen.

A confermare la predilezione dell’attrice romana per il colore rosso la pellicola Timbuctù, di Henry Hathaway, ambientata nell’Africa settentrionale, dove la Loren mostrava uno dei suoi look più esotici sfoggiando un meraviglioso caftano rosso vermiglio con ricami oro a tema floreale, tenuto fermo in vita da una cintura di tessuto metallizzato.

Il “rosso Valentino”, colore considerato segno distintivo e marchio di fabbrica della maison Valentino, è una speciale tonalità di rosso creata dallo stilista Valentino Garavani , poi diventata il simbolo della sua casa di moda per rappresentare eleganza passione e forza.

Si dice che l’ispirazione sia nata da un ricordo dell’ormai 93enne stilista di Voghera, affascinato da una donna vestita di rosso all’Opera di Barcellona.

Dal rosso al bianco dell’abito da sera plissettato in seta color crema indossato da Ingrid Bergman nei film Europa 51 (1952) e Viaggio in Italia (1953).

Ingrid Bergman e Fernanda Gattinoni erano strettamente legate: l’attrice scandinava fu una delle principali clienti della stilista italiana, che disegnò e creò molti dei suoi abiti, sia per la vita privata che per i suoi film. Le creazioni della Gattinoni erano amate dalla Bergman per la loro eleganza e la loro capacità di adattarsi a diversi stili. Entrambe considerate icone di stile e il cui sodalizio ha rappresentato un esempio eclatante dell’importanza della moda made in Italy nel panorama internazionale degli anni ’50.

“Moda, design e cinema sono tre aspetti della stessa espressione di chi vive intensamente nel proprio tempo, guarda con interesse al suo passato e prepara con curiosità la via al futuro” – ha dichiarato con comprensibile orgoglio l’ambasciatore italiano in Danimarca Stefania Rosini.

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