Strane Straniere – La forza e il coraggio di cinque donne immigrate raccontato in un documentario – Giuliana Holm intervista Elisa Amoruso

30 gennaio 2018
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Strane Straniere – La forza e il coraggio  di cinque donne immigrate  raccontato in un documentario
Giuliana Holm intervista Elisa Amoruso

L’Italia che cambia si racconta attraverso il cinema

Il 27 ottobre scorso la regista Elisa Amoruso è intervenuta al AMIS (Centre for Advanced Migration Studies) Culture Club Film Festival all’Università di Copenaghen, dove ha presentato il suo documentario Strane straniere e dove l’abbiamo incontrata subito dopo per una breve intervista. In Italia il documentario è stato proiettato per la prima volta nelle sale cinematografiche l’8 marzo 2017 e ha ricevuto il Premio Afrodite come miglior documentario. Il tema dell’immigrazione tocca l’Italia in modo particolare visto che il paese sta attraversando una fase delicata dei fenomeni migratori e che, negli ultimi due decenni è approdato in Italia quasi un milione di migranti di cui la metà dal 2014 a oggi (fonte dati: Ministero dell’interno). Molti sono i registi italiani ad aver trattato l’argomento, e diversi i loro approcci nel rappresentare gli stranieri e le loro vicissitudini. C’è chi rappresenta l’arrivo traumatico a Lampedusa, ad esempio Gianfranco Rosi in Fuocoammare / Havet brænder (2016), vincitore di diversi premi, tra cui l’Orso d’oro al Festival di Berlino e un EFA (European Film Award). Elisa invece sceglie di rappresentare il “dopo l’arrivo in Italia” raccontando come si costruisce una nuova identità in un paese straniero. Il soggetto del documentario nasce dallo studio dell’antropologa Maria Antonietta Mariani su un gruppo di immigrate che hanno raggiunto il successo creando delle proprie attività in Italia. La Amoruso ha scelto cinque donne straniere: Ana (Croazia), Ljuba (Serbia), Radi (Bulgaria), Sihem (Tunisia) e Sonia (Cina), accompagnandole nelle loro attività quotidiane e chiedendo loro di raccontarsi attraverso storie che s’intrecciano mostrandoci, tra delusioni e successi, la forza di cui sono dotate.

Perché hai scelto di trattare l’argomento immigrazione in Italia?
In Italia l’immigrazione viene sempre considerata da un punto di vista negativo, io invece volevo raccontarla con un altro approccio; quello degli immigrati visti come una risorsa.

Come regista qual è il tuo pensiero riguardo al vivere altrove, all’inserirsi in un paese straniero?
Per l’esperienza che ho avuto con Strane straniere credo che inserirsi in un nuovo paese, impararne la lingua, le tradizioni e cambiare completamente vita sia un’esperienza molto difficile ed estremamente coraggiosa, che io stessa in passato non sono stata in grado di fare.

Le cinque donne straniere che hai scelto hanno ottenuto degli ottimi risultati in Italia. Pensi che attraverso il tuo documentario possano essere d’ispirazione per altre donne?
Sicuramente, le ho scelte perché sono degli esempi di successo e la dimostrazione che, nonostante le difficoltà, con la volontà si può ottenere tutto, anche il realizzare desideri apparentemente irraggiungibili. Sicuramente possono essere fonte d’ispirazione per le altre donne immigrate, non solo in Italia, ma anche negli altri paesi.

Il tuo documentario è stato proiettato per la prima volta durante la giornata internazionale delle donne e le protagoniste sono tutte donne anche dietro la cinepresa: la regista, l’antropologa, la fotografa, la produttrice, la montatrice. Una tua scelta specifica?
Si, questo film è stato realizzato in gran parte da donne, all’inizio casualmente. Poi però lavorando insieme ci siamo rese conto che questo essere donne ci dava una grandissima forza.

Nel tuo documentario le “strane straniere” si confrontano con le problematiche tipiche di tutte le donne: marito, figli, o assenza di figli, separazione, divorzio, lavoro, emancipazione e altro. Inoltre si trovano a dover imparare usi e costumi in un paese straniero. Perché le definisci“strane straniere”?
Con il termine “straniero” in Italia, s’intende di solito qualcuno che ha fatto fatica a integrarsi, che per la maggior parte dei casi è rimasto straniero, oppure che non ha apportato nulla in più alla nostra società. Al contrario io definisco queste donne “strane straniere” perché loro sono riuscite a integrarsi perfettamente nel tessuto sociale e a portare inoltre molte risorse all’economia e alla cultura in Italia.

Quali reazioni ha avuto il tuo documentario da parte del pubblico italiano? E da parte delle donne italiane? E all’estero?
Penso che il documentario sia stato accolto bene dal pubblico e abbastanza bene anche dalla critica. Ho avuto diversi incontri durante le proiezioni all’estero anche con donne emigrate e so che hanno avuto la sensazione di rivivere un po’ della loro storia, hanno ritrovato un po’ di se stesse nel film.

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Elisa Amoruso (Roma 1981). Tra gli ultimi film da lei firmati: Passione sinistra (2013) di Marco Ponti, La Foresta di ghiaccio (2014) di Claudio Noce e Cloro (2015) di Lamberto Sanfelice. Strane straniere è il suo secondo documentario.

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Secondo i dati ISTAT la popolazione italiana al 1°gennaio 2017 ammonta a 60 milioni 579 mila residenti, di cui più di 5 milioni, pari all’8,3% dei residenti, di cittadinanza straniera e con circa 200 nazionalità straniere. I cittadini non comunitari regolarmente presenti in Italia al 1° gennaio 2017 sono 3.714.137.

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