Sempre più italiani scelgono la Danimarca di Jørn Busch Olsen

6 agosto 2018
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Sempre più italiani scelgono la Danimarca
di Jørn Busch Olsen

Negli ultimi 10 anni il numero di italiani in Danimarca è più che raddoppiato e Il Ponte ha voluto analizzarne i motivi. Ne emerge che il problema più diffuso in Italia sono le scarse opportunità di carriera, anche per chi ha un alto livello di istruzione, e un tasso di disoccupazione giovanile fino al 33 per cento.

Il problema comune a gran parte degli italiani stabilitisi in Danimarca è il non riuscire a trovare in Italia buone opportunità di studio e lavoro. Chi trova lavoro, è spesso assunto con contratti a progetto breve, mentre raramente si ha la possibilità di un impiego a tempo indeterminato e il salario è comunque basso, anche in presenza di formazione qualificata.
Questo vale anche per Silvio Villa, originario di Genova, che vive e lavora in Danimarca ormai da dieci anni. Nel 2008, ventisettenne, fu assunto presso la sede centrale di Maersk a Copenaghen e oggi è consulente senior in Danske Bank.
Silvio non si è mai pentito di essersi trasferito quassù: “Con la mia formazione, c’erano opportunità limitate per una carriera in Italia, e dal momento che il sistema economico e sociale scandinavo mi ha sempre attratto, sono contento di aver colto l’occasione ed essermi trasferito in Danimarca “.
Silvio appartiene a quel 56% di italiani residenti in Danimarca che, secondo Danimarca Statistiche, sono attualmente inseriti nel mondo del lavoro. Tra questi, 60% di uomini e 47% di donne. L’impiego tipico per i maschi italiani è in alberghi e ristorazione o nel settore delle costruzioni, mentre le donne lavorano spesso come insegnanti.

100 euro al mese
A causa dell’altissimo tasso di disoccupazione giovanile nel proprio paese, circa il 33%, molti giovani italiani ritengono che il sistema di istruzione, e il mercato del lavoro danese, offrano maggiore flessibilità e sicurezza.
Elisabetta Taschini è una delle donne italiane che hanno scelto la Danimarca. 34 anni, ha compiuto i suoi studi a Roma, ma nel 2014 si è trasferita nel paese scandinavo, dopo aver incontrato il suo attuale marito. Elisabetta aveva un lavoro in Italia, ma purtroppo, come lei stessa racconta, “il quadro perfetto di ciò che spesso è la vita di un giovane italiano: contratti di progetto a termine, poca sicurezza e una dubbia prospettiva di un posto fisso per 100 euro al mese”. Tutto ciò nonostante l’alta qualificazione di Elisabetta e le sue ottime capacità linguistiche.
Giovanni Mugnaini, delegato dell’Ambasciata d’Italia, riassume così le ragioni dell’immigrazione italiana in Danimarca: “I fattori determinanti sono a mio avviso le maggiori opportunità di lavoro e di studio, la libera circolazione nell’UE, ma anche amore e famiglia”.

Fuga di cervelli
Elisabetta e Silvio non sono stati gli unici a lasciare l’Italia. I numeri parlano di circa mezzo milione di italiani emigrati negli ultimi cinque anni. Una quadro preoccupante , che secondo molti richiede interventi politici immediati e duraturi per prevenire una ulteriore fuga di cervelli dal Paese.
Le parole di Giovanni Mugnaini, ci ricordano che in una prospettiva storica, l’emigrazione italiana non è un fenomeno insolito. Già da fine 800, primi del 900, soprattutto dall’Italia del sud arrivavano negli Stati Uniti in gran numero di persone, spesso rientrate in patria con un carico di esperienze e nuove idee.
Oggi, gli italiani si spostano principalmente in Argentina, Germania e Svizzera. In questo contesto, la Danimarca non è nemmeno tra i primi 25, ma forse il futuro cambierà qualcosa?

Uomini e donne in egual numero
Nel 2008, vivevano in Danimarca più di 4.000 italiani, oggi aumentati a circa 9000, di cui 860 arrivati solo nel 2017. Di questi, più di 4000 vivono in Danimarca da oltre 10 anni, a dimostrazione del fatto che esiste un certo grado di continuità del fenomeno.
Nei numeri c’é una predominanza maschile che, secondo uno studio dell’ufficio statistiche danese, rappresenta il 64 per cento degli immigrati a fronte del 36 per cento di donne. Altro dato rilevante è che ad arrivare in Danimarca sono per lo più giovani, di cui più di un terzo tra loro ha tra i 20 e i 30 anni e, relativamente meno bambini e adolescenti sotto i 20 e sopra i 60 anni, rispetto alla popolazione danese.
La differenza di genere è meno marcata tra i circa 1.000 italiani che studiano in Danimarca, equamente suddivisi in uomini e donne.

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