“Ladri di biciclette” compie 70 anni e va a Cannes di Giuliana Holm

21 ottobre 2018
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“Ladri di biciclette” compie 70 anni e va a Cannes
di Giuliana Holm
Una delle perle del neorealismo italiano restaurata e presentata al festival di Cannes 2018 nella sezione Classici. Padre e figlio, alla ricerca di una bici indispensabile per la loro sopravvivenza, sullo sfondo della Roma del dopoguerra, simbolo della resurrezione del Paese.

Con il film Ladri di biciclette del 1948, Vittorio De Sica realizzava uno dei capolavori del Neorealismo, stile artistico che tra il 1945 e il 1956, ottenne il riconoscimento internazionale, contribuendo a una nuova forma di espressione nel cinema e nella letteratura. Simbolo di una rivolta morale contro il periodo fascista e gli orrori della guerra che spinse i cineasti a ritrovare i valori essenziali dell’esistenza e della convivenza sociale, il cinema neorealista si caratterizzò fin da subito per il suo forte impegno sociale. Il nuovo linguaggio esprimeva in modo diretto una presa di coscienza e la volontà di mutamento. La tendenza scomparve quando iniziò la ricostruzione del Paese e il capitalismo raggiunse il suo culmine durante il miracolo economico negli anni ’60.

Ladri di biciclette mette a nudo una sorta di tacita guerra tra poveri in cui al protagonista Antonio Ricci, uno dei tanti disoccupati di Roma, con un pizzico di fortuna viene data la possibilità di iniziare a lavorare come attacchino comunale per il solo fatto di essere in possesso di una bicicletta, anche se impegnata al Monte di Pietà. Tutti i problemi della famiglia sono magicamente risolti quando Maria, moglie di Antonio, riscatta la bicicletta dando in pegno le lenzuola di casa. Ma i guai non sembrano finire e mentre Antonio attacca il suo primo manifesto, viene derubato della preziosa bicicletta. Comincia così un’inutile caccia al ladro in cui il pover’uomo e il figlioletto Bruno ripercorrono la città in lungo e in largo e al termine della quale Antonio, preso dalla disperazione, tenta di rubare una bicicletta incustodita, suscitando dapprima l’ira della folla che poi, commossa davanti al figlio in lacrime, finisce per perdonarlo.

Curiosità e aneddoti sul casting
Vittorio De Sica, dal 1943 membro dei circoli intellettuali antifascisti, fu attore di spicco di quegli anni, sfruttò la propria celebrità e slancio finanziario per creare una propria società di produzione cinematografica, contribuendo così a garantire il successo del film. Ladri di biciclette, da un soggetto di Cesare Zavattini, vinse molti premi, attirando su di sé l’attenzione internazionale.
La ricerca del cast fu per De Sica un lungo processo, che richiese diversi mesi, in cui il regista individuò i personaggi della famiglia Ricci durante alcuni incontri “casuali”. Nel corso del provino per trovare il piccolo Bruno, De Sica notò un padre che teneva per mano suo figlio camminando esitante verso il regista. L’uomo spingeva il figlio avanti, come se il bambino fosse servito su un piatto d’argento, sorridendo malinconicamente. De Sica capì subito che quell’uomo, di nome Lamberto Maggiorani, all’epoca dipendente presso lo stabilimento Breda a Roma, era perfetto per interpretare Antonio Ricci. In seguito De Sica incontrò la giovane giornalista Lianella Carell per un’intervista, e dal primo sguardo non ebbe alcun dubbio: era lei Maria Ricci, e nonostante la Carell sostenesse di essere una giornalista e non un’attrice, De Sica la convinse di essere lei la persona giusta per il film. La ricerca di Bruno invece fu più difficile, tanto da portare il regista a decidere di iniziare le riprese senza il ragazzo. Poi un giorno, mentre stava lavorando sul palco di un piccolo teatro, De Sica notò un bambino dall’aspetto nostalgico e il viso un po’ goffo, incuriosito dallo spettacolo, che rispondeva al nome di Enzo Staiola. Il regista aveva finalmente trovato il suo eroe.

Luoghi e percorsi delle riprese
‘Ladri di biciclette’ presenta la Roma del 1947, dove prima della guerra vivevano 1.200.000 abitanti, molti dei quali disoccupati. Durante il fascismo, erano iniziati gli insediamenti abitativi nella periferia per “liberare” il centro dal proletariato e poter mostrare al mondo esterno solo la faccia migliore della capitale. Il film, con le riprese fatte soprattutto nelle aree urbane della città, simboleggia il dramma della classe operaia mettendo in evidenza l’amara realtà delle zone abitative che distinguevano le varie classi sociali: lavoratori, disoccupati, truffatori, chiesa, classe media. Le immagini attraversano con maestria le strade dei vari quartieri, da Val Melaina, una sorta di paesaggio abbandonato in cui si trova l’appartamento di Antonio privo di bagno e dove piove nella stanza da letto, fino a Porta Pinciana, dove Antonio attacca i manifesti o via Francesco Crispi dove gli rubano la bicicletta ed Antonio insegue il ladro attraverso il centro della città.

E ancora Fontana di Trevi e la stazione di polizia, o Piazza Vittorio Emanuele II, zona ricca di Roma pronta ad accogliere il mercato del riciclaggio. Dopo essere stato derubato ed aver tentato a sua volta di rubare una bicicletta, Antonio continua sconsolato per Via Flaminia. Qui il film si conclude, perdendosi con sguardo profondo nel cuore di una città ancora alla ricerca di una soluzione al suo dramma.

Bibliografia
Cardullo, Bert (2009): Vittorio De Sica, actor, director, auteur
Cambridge Scholars

Wagstaff, Christopher (2007): Italian neorealist cinema, an aesthetic approach
University of Toronto Press

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