Uno scrittore in disequilibrio perfetto a cura di Emma Fenu

1 Giugno 2019
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Uno scrittore in disequilibrio perfetto
Pablo Paolo Peretti ci racconta la creatività di un italiano molto danese
a cura di Emma Fenu

Raccontaci di te, oltre le apparenze.
Sono padre di due figli: Paolo e Pablo: sostanza e apparenza.

Incominciamo da Paolo: chi è?
Paolo è la sostanza e la quotidianità. Non ama competizioni, sa arrossire e diventare così timido da balbettare qualche volta. È rigido per l’educazione ricevuta da suo padre. Scrive sull’amore anche se non lo vive in prima persona. È leggermente malinconico, quella malinconia da visione di mare deserto che ispira i suoi versi. Non mente mai e di fronte ai bugiardi si eclissa.

Ora è il turno di Pablo, presentacelo.
Pablo è la samba, l’allegria del momento. Ama piacere e cerca di piacere a tutti. È il fanciullino dispettoso che ha bisogno di apparenza, glamour, luci e riflettori. Crede agli oroscopi, al destino e ai miracoli. E se piange lo fa di nascosto, sotto una maschera da clown. È nato in un palcoscenico e ama interpretare la vita. Paolo è la tenda pesante di velluto che chiude le sue performance.
Sono un perfetto disequilibrio.

Da cosa trae spunto la tua creatività? Risponde ad un’esigenza interiore e intima o a un’urgenza comunicativa?
La mia creatività è un’urgenza creativa. Mi succede di dover assolutamente scrivere mentre cucino, oppure di svegliarmi di notte. Devo scrivere quello che sento: c’è una voce che mi incita a farlo. Tante volte non sono io a scrivere… mi sento un medium, come se un qualcuno mi comunicasse quel qualcosa che vuole che io trascriva.

Quali sono i tuoi scrittori italiani preferiti?
Amo moltissimo Gina Lagorio; Elsa Morante; Cesare Pavese e Lalla Romano.
E quali autori scegli fra i danesi?
Karen Blixen; Tove Ditlevsen; Inger Christensen e Michael Strunge.

Cosa accomuna e cosa distingue le due culture dal punto di vista letterario e poetico, nello specifico?
Per la narrativa non c’è molta differenza tra le due culture. Alla fin fine, le storie si possono assomigliare e cambia solo la lingua. Trovo sorprendentemente diverso il modo di scrivere e fare poesia. La Danimarca ha quel qualcosa di malinconico e sensuale, sicuramente dettato dalle condizioni climatiche e da una natura dove mare, boschi e campagne si sposano tra di loro creando contrasti unici per gli occhi e per l’anima.

Cosa ti ha insegnato l’espatrio, e la successiva integrazione in Danimarca, come uomo, come professionista e come creativo?
Sono espatriato per amore. Mi sposto solo per il movimento del cuore. Il giorno che misi piede in questo paese, mi accorsi che quello era un ritorno. Ho cambiato vita a quasi 41 anni. Ne è valsa la pena. In Danimarca ho ritrovato quel me stesso che c’era già stato in un’altra vita. Ho appreso la lingua, ho studiato la cultura, mi sono affermato nel campo del design. Ho imparato, grazie ai danesi, a stare benissimo anche da solo. Qui la mia creatività è rinata. Sono un italiano felice di essere danese.

Salutaci con un tuo componimento e associalo ad una musica, sia essa classica o contemporanea.
Vi dedico ”Bolero” di Maurice Ravel, un crescendo di sensualità e potenza che fa raggiungere il cielo, e associo i versi a seguire, tratti dalla mia silloge di poesie in italiano e danese, intitolata “Cinque streghe danesi e un poeta” e edita da Controluna nel 2018.

Il 9 di febbraio, presso il Teatret di Rådhusstræde, è andata in scena una serata bilingue dedicata alla narrativa, alla poesia e alla musica, intitolata “Quattro stagioni del cuore”. Successo e entusiasmo del pubblico in sala sono il frutto della collaborazione fra gli ideatori del progetto: Olimpia Grussu, presidente dell’Associazione Culturale “Incantos”, e Pablo Paolo Peretti, entrambi sostenitori della multicultura e della interazione fra le arti. Ospiti d’onore i musicisti jazz, David Dunbar, compositore, arrangiatore e voce solista, e Francesco Cigna, compositore e chitarrista . All’evento, presentato da Beryll Bischoff Madsen, sono intervenute scrittrici italiane e interpreti danesi (Sibilla Nostos, Emma Fenu, Catia Simone, Cecilie Marie Meyer e Julie Rønne); musica curata da Stefano Giusto, design grafico Claus Miller.

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