Una vacanza ideale – Servizio a cura di Davide Pedrolli

27 Luglio 2019
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Una vacanza ideale
Servizio a cura di Davide Pedrolli

Viaggio nella natura incontaminata, i prati verdi, i boschi incantati, i laghi cristallini, i parchi naturali di un paesaggio in cui il tempo sembra essersi fermato.

Tra molteplici sentieri e accoglienti rifugi nel cuore delle Dolomiti si erge il maestoso gruppo del Catinaccio/Rosengarten. Chi ama le passeggiate, le arrampicate o semplicemente vuole vivere l’atmosfera che si respira ad alta quota, da queste gemme dolomitiche verrà ispirato per godere le sensazioni più intime della montagna.

Moltissimi anche i laghi sparsi per il territorio: la sponda trentina del Lago di Garda può essere goduta in tutta la sua bellezza percorrendo la vecchia strada del Ponale; poco distante il meraviglioso Lago di Tenno, diamante turchese incastonato nel verde dei boschi.

Molti altri gli specchi d’acqua imperdibili, tra questi il lago di Molveno, gioiello del Parco Naturale Adamello Brenta, in cui si specchiano le Dolomiti. O il lago di Tovel, famoso perché si tingeva di rosso a causa di particolari alghe. E ancora Caldonazzo e Levico, le cui sponde si possono percorrere in bicicletta o attraverso la ciclabile direzione Bassano del Grappa. Sono molte le ciclabili che si articolano lungo i fiumi alpini. Anche il lago di Toblino e di Braies e quello di Carezza,fortemente compromesso nel suo paesaggio da cartolina dalla tempesta verificatasi nello scorso autunno, costituiscono tappe imperdibili per i turisti. L’Alpe di Siusi, l’altipiano più grande d’Europa, poco distante da Bolzano, è luogo fiabesco, in cui la maestosità delle Dolomiti circonda prati infiniti.

Lungo le sponde del Lago di Garda si possono visitare vari frantoi e cantine, praticare sport inusuali, come il canyoning in zona Garda/Ledro, il rafting in Val di Sole, passando per il parapendio sulla Panarotta o lo sci nautico/canoa sul Lago di Caldonazzo, solo per citarne alcuni. Ci si può cimentare nella natura, visitando anche musei a cielo aperto (Arte Sella) o cogliendo l’occasione in una rara giornata di pioggia, per visitare anche le città di Trento e Bolzano, oltre alla bellissima Merano. Tante le testimonianze storiche per gli appassionati, con innumerevoli forti militari e castelli di cui la regione Trentino Alto Adige è ricchissima. Non è necessario essere degli abili camminatori per raggiungere i passi dolomitici, è possibile raggiungere paesaggi mozzafiato anche in macchina, o con le funivie. Ultima e ambita meta, quella delle Cime di Lavaredo,con tutta la loro magnificenza.

Durante il periodo estivo, da fine giugno a metà settembre, “I rifugi del Trentino” sono teatro di una rassegna musicale di successo, “I suoni delle Dolomiti”, esperienza imperdibile per chi si trovasse a passare da quei luoghi incantati.

 

C’è un legame indissolubile fra Dolomiti e antica tradizione del gelato

Una golosità tutta italiana che ci arriva dalle Dolomiti, territorio autentico e genuino, proprio come il suo gelato di antica tradizione.

Se è vero che la paternità del gelato è rivendicata da molti, è anche vero che essa trova tracce solide in Italia e indiscutibilmente i primi a portare nel mondo il gelato artigianale sono stati i bellunesi della Valle di Zoldo e del Cadore.
Tra scuola veneta, il cui gelato è prevalentemente fatto di latte, scuola siciliana, il cui gelato ha sembianze di granita e quella toscana, con la sua crema pasticcera che diventa gelato, uno dei prodotti italiani più rappresentativi al mondo trova le sue radici proprio sulle pendici delle Dolomiti.

La zona dolomitica bellunese apparteneva ancora alla Serenissima Repubblica quando gli zoldani scoprirono il gelato, commissionato dai dogi. Più tardi, sotto il dominio dell’Impero Austroungarico nacquero i primi gelatieri, sempre attenti all’innovazione nel rispetto della tradizione, attraverso l’utilizzo di prodotti locali e diffondendo la cultura del gelato nelle città dell’ex Impero.

Proprio Loris Molin Pradel di Zoldo, seconda generazione di gelatieri, ci spiega alcuni trucchi per riconoscere un buon gelato artigianale, partendo da alcuni aspetti visivi.

Come si riconosce un buon gelato?
“Va premesso che purtroppo la maggior parte dei gelati che si trovano in giro sono fatti con preparati in polvere pronti, anziché con prodotti naturali ai quali poi aggiungere frutta fresca, pistacchio o vaniglia.
Quando scegliamo un gelato non dobbiamo farci troppo affascinare dal colore!

Alcuni coloranti vengono utilizzati in maniera subdola: la menta buona ad esempio è di colore biancastro, non ha riflessi verdi, così come la vaniglia è caratterizzata da puntini neri, mentre il pistacchio è spesso fatto con metodi poco naturali perché la materia prima costa tantissimo. Una pallina di gelato non artigianale non si scioglie ma resta un composto denso, mentre quello artigianale si disgrega, rilasciando il liquido separato dalla parte solida .
Se poi il gelato esce troppo dalla vaschetta, a montagna, significa che viene montato con grassi idrogenati, fatti di aria, e questo non è un bel segnale”.

Nel 2012 a tutela della tradizione, nasce la LIAG (Libero Istituto Arte Gelato) scuola di gelateria che si differenzia dalle altre, gestite prevalentemente da produttori del settore. Alla Liag si investe maggiormente sulla tradizione e sull’arte genuina lavorando in sinergia con la Fiera di Longarone e la Mostra Internazionale del Gelato che organizza corsi di formazione.

Sandro Molin Pradel, figlio di Loris, da ormai sette otto anni porta avanti la tradizione familiare, effettuando avviamenti di gelaterie e mettendo a disposizione il suo know how allo scopo di divulgare l’autentica tecnica di produzione del gelato nel mondo e ora presente anche in Scandinavia. Una formula innovativa sotto l’egida della “Gelato dal Doge”. Un concetto molto più personalizzato del classico franchising e che riprende il nome dalla serenissima repubblica Veneta da cui tutto ebbe inizio.

 

 

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