Pista nera a cura di Grazia Mirabelli

24 Agosto 2019
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Pista nera
a cura  di Grazia Mirabelli

Le avvincenti indagini poliziesche del vicequestore Rocco Schiavone, adesso anche in lingua danese, ci regalano uno spaccato dell’Italia di oggi.

Dopo alcune antologie di racconti di Antonio Manzini, nel 2013 esce Pista Nera, romanzo in cui appare per la prima volta il vicequestore Rocco Schiavone, adorato dai lettori, e che catapulta lo scrittore ai primi posti nel panorama del giallo italiano contemporaneo.

Incontriamo Manzini, persona carismatica e dalla sottile carica ironica, a Copenaghen, in occasione della traduzione del libro, il primo in lingua danese.

Quali le aspettative dal pubblico danese per il narratore Manzini?
“Non ho mai particolarmente amato leggere gialli, dopotutto trovo siano piuttosto noiosi”. Altra cosa è raccontarne le storie, mi affascina per lo più scolpirne i personaggi, costruendo loro vite spesso improbabili e intricate. Sono pieno di curiosità nell’incontro con il lettore danese, non conoscendo la lingua e la cultura locale è difficile anche solo fare delle previsioni, ma so che i danesi apprezzano le storie poliziesche e spero che Rocco Schiavone possa riuscire a catturare le loro simpatie”.

Il lavoro di narrazione di Antonio Manzini è Il prodotto di una metamorfosi che lo accompagna fin dai tempi in cui, prima attore, formatosi presso l’Accademia di arte drammatica di Andrea Camilleri, poi sceneggiatore, i personaggi li ha percorsi in lungo e in largo, sia sulle tavole del teatro, che dietro le macchine da presa. La prerogativa dei suoi scritti quella di raccontare personaggi spesso imperfetti, tra cui l’antieroe Schiavone, ben lontano da qualsiasi stereotipo e che diventa presto il piú amato dal suo pubblico.
Agli occhi del lettore Rocco appare come il frutto di una fantasia legata a luoghi e ricordi di un tempo. Una Roma degli anni sessanta che Schiavone, oggi acuto vicequestore d’istanza ad Aosta, tuttora dedito allo spinello, ha vissuto durante la sua giovinezza a Trastevere, con sprezzo, e al limite di ogni legalità.

Cosa ritroviamo in Rocco Schiavone dell’Italia di oggi?
“Rocco è sprovveduto e pieno di debolezze, porta una maschera burbera e trasgressiva, che lo allontana inizialmente dal lettore. Solo il conoscerlo meglio, il capire che in fondo anche lui si innamora, soffre e matura attraverso il cambiamento dei fatti della vita, lo rende credibile, facendolo assomigliare a chi legge.
Portare una maschera è cosa piuttosto diffusa oggigiorno. Siamo spesso legati al nostro ruolo, a quello che gli altri si aspettano da noi, e in fin dei conti solo una maschera può proteggerci”.
E continua sul suo paese, sul quale Antonio Manzini non nasconde le proprie preoccupazioni.
“L’Italia potrebbe aspirare a molto di più, fosse solo per le bellezze paesaggistiche di cui dispone, senza volerne ricordare il patrimonio storico-culturale. Eppure, oggi sembra attraversare una deriva di oscurantismo che la riporta indietro di molte posizioni”. Rocco somiglia molto all’Italia di oggi, come lui piena di imperfezioni e debolezze. Il mio augurio è che proprio come il protagonista di Pista nera, l’italia possa recuperare, attingendo alle proprie, grandi risorse per riguadagnare le posizioni che merita”.

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