Da dea a strega: l’avvento del patriarcato e la violenza contro le donne di Emma Fenu

24 Agosto 2019
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Da dea a strega: l’avvento del patriarcato e la violenza contro le donne
di Emma Fenu

Cosa è accaduto? Cosa ha portato a una tale modificazione della considerazione della donna e alla negazione del potere ad essa riconosciuto? La risposta si perde nel labirinto del tempo per trovare sbocco nel regno del Mito. L’avvento del patriarcato, ossia del tradizionale sistema sociale in cui i maschi, in particolare i più anziani, esercitano il potere in ogni ambito della vita pubblica e privata, spiega, in parte, le violenze esercitate nel corso delle epoche sulle donne, relegate ad essere inferiori perché temute.

Questa Storia non è una storia. È la storia di tutte e tutti.
Eravamo regine vestite di porpora; eravamo dee di pietra pittate di ocra; eravamo sacerdotesse potenti; eravamo sibille e profetesse venerate, con gli occhi aperti sull’Altrove; eravamo ventri sacri e mani benedette; eravamo Tutto perché Tutto trovava fine e origine in noi.

Questa Storia non è una storia. È la storia di tutte e di tutti.
Siamo state schiave di potere e piacere; siamo state offerte a Dei maschi in olocausto; siamo state corpi violati per combattere le guerre; siamo state condannate al silenzio e all’emarginazione, con gli occhi cuciti sul mondo; siamo state uteri destinati alla sola riproduzione e vagine destinate al solo altrui piacere; siamo state Niente perché Niente ci era concesso.

Questa Storia non è una storia. È la storia di tutte e tutti.
Eppure, molto tempo è trascorso dalla maledizione su Eva, colpevole di disobbedienza, e sui figli da essa generati. Molto tempo è passato dalle fanciulle rapite in nome della ragion di Stato; dalle streghe bruciate sul rogo; dalle fanciulle analfabete educate ad essere in primis madri; dalle suore senza vocazione; dalle spose costrette a sopportare abusi, senza una legge che le tutelasse; dalle menti muliebri d’eccezione a cui era negato voto, ascolto, dignità di pensare, fare e cambiare la Storia.

Oggi, nel mondo occidentale, quello che, superficialmente, definiamo evoluto, è riconosciuta la parità fra uomini e donne e queste ultime si sono progressivamente affermate, secolo dopo secolo, spiccando in tutti i campi del sapere e del potere, e dimostrando, pur nella non equità del dover dimostrare, di essere capaci.
Eppure, a distanza di infinite generazioni dalla progenitrice, il suo cordone ombelicale sembra un cappio: le donne sono ancora sottopagate nel lavoro, soggette a molestie in famiglia e nella società, destinatarie di stereotipi sessisti e, infine, picchiate, umiliate, violentate e uccise.

Questa Storia non è una storia. È la storia di tutte e tutti.
Riquadro
Negli ultimi anni si è registrata solo una lieve diminuzione della violenza contro le donne, a testimonianza che la presenza di centri di denuncia e ascolto e il lavoro di prevenzione e educazione sentimentale portano frutti e necessitano, pertanto, di essere potenziati.
L’abuso sessista si riduce grazie a leggi ben formulate e scrupolosamente applicate, grazie alla condivisione e alla coesione senza distinzione fra vittime e non vittime, nella cooperazione per un progetto comune e nell’applicazione di percorsi pedagogici miranti, fin dall’infanzia, a insegnare che l’amore è accoglienza della differenza, rispetto dell’altro, negazione del possesso e inno alla libertà.

Questa Storia non è una storia. È la storia di tutte e tutti.
E tutte e tutti ne siamo figli, eredi incolpevoli ma anche spettatori responsabili, chiamati a prendere posizione, ciascuno in relazione alle proprie competenze, perché i nuovi capitoli raccontino la fine di una persecuzione millenaria.

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