Lucessenze di Bruno Marfé, Sara Ramondino e Deborah Di Bernardo

18 Ottobre 2019
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Lucessenze
di Bruno Marfé, Sara Ramondino e Deborah Di Bernardo

Fino a settembre a Napoli-Casina Pompeiana personale di Arnaldo Taddei lightdesigner e fotografo napoletano, danese di adozione, che ritorna nella città natale per mostrare i suoi magnifici disegni con la luce protagonista assoluta dei suoi scatti.

Il titolo della mostra, Ripensamento, porta naturalmente a ripensare che fotografia deriva dalle parole greche φῶς, phōs luce e γραφή, graphé disegno.
Dunque disegno con la luce.
E ritorna in mente che nel 1949 Gjon Mili, enfant prodige albanese-americano, fu inviato dalla rivista newyorkese Life a mostrare a Pablo Picasso le sue sperimentazioni con la luce e il movimento ben rappresentate dalle foto della pattinatrice Carol Lynne, con le luci attaccate ai suoi pattini. Picasso, sperimentatore per eccellenza nella pittura, scultura, incisione e ceramica concesse a Mili solo 15 minuti del suo prezioso tempo.
In quei 15 minuti Mili riuscì a convincerlo a disegnare “l’aria” con una piccola lampadina elettrica in una stanza buia.
Picasso rimase affascinato dai risultati.
E gli iniziali 15 preziosi minuti si dilatarono in altri cinque incontri i cui risultati sono le foto di Picasso mentre crea opere d’arte in movimento nell’aria.
In un’amichevole chiacchierata con Sara Ramondino Taddei confida che fin da piccolo era attratto dalla luce. «Mi colpiva molto la luce che entrava nella camera e dove arrivava vi ponevo un oggetto per poi ammirare l’ombra che si creava».
Col tempo, scrive Sara, inizia a fotografare questi effetti ottici che lo avevano colpito da ragazzo, fino a diventare per lui un hobby, una passione e, infine, un lavoro.
La corrente artistica a cui si è particolarmente ispirato è quella dei pittori del Rinascimento. «Michelangelo ha fatto scuola agli altri pittori, alla fotografia e al cinema. Ha insegnato al mondo intero come ottenere effetti di luci; ci ha insegnato a sistemare i fasci di luce per determinare un certo effetto come, ad esempio, un volto che viene fuori dal buio».
«Aver seguito negli anni – ha chiosato sempre Taddei – vari direttori della fotografia nella loro espressione artistica e aver conosciuto gli sviluppi della tecnologia digitale quando mi sono trasferito a Copenaghen, ha influenzato notevolmente la mia formazione».
Il rosso è il colore più ricorrente nei suoi scatti e lui stesso conferma ciò rievocando la lava del Vesuvio e la sua vivacità.
La potenza e i colori del fuoco del vulcano si fondono con le sfumature rossicce dei capelli delle ragazze danesi.
Due mondi opposti e paralleli – quelli di Napoli e Copenaghen – si fondono nelle pennellate e nelle tonalità delle sue opere.

Un incontro di culture e tradizioni che solo chi ha modo di visitare questa interessante mostra di arte digitale, ha l’opportunità di percepire.
“Non è un caso che il già direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen, Gaetano Gangi paragona l’arte fotografica a vera e propria pittura, dove le immagini, più che a mere fotografie, sembrano assomigliare a dipinti di un artista contemporaneo che si diletta nel dare forma a figure e oggetti con diverse pennellate di colore”-conclude Sara a conferma della prima impressione ricevuta.
Impressione che recepisce anche Deborah Di Bernardo che commenta “Colpiscono abbagliando le opere di Taddei esposte in mostra. Volti e occhi di donne si succedono a parete immergendo lo spettatore quasi in una sorta di tridimensionalità come se l’immagine attraverso quegli sguardi volesse avvolgerti, catturarti e farsi vivere intensamente come pura esistenza. La LUCE è dunque protagonista assoluta, l’ESSENZA è l’accento di ogni figura che illustra, voce narrante di un percorso visivo in cui le immagini scorrono incessanti simili e diverse tra loro come piccoli frame di una pellicola cinematografica, ognuna con un particolare sottolineato ad hoc ed allo stesso tempo legate insieme a costituire la trama dell’esistenza. Metafora di una corsa alla vita, alla spasmodica voglia di viverla con curiosità nel suo perpetuo divenire”.
In definitiva dunque un invito a non perdere questa esperienza visiva di coinvolgimento in un’essenza di luce… rafforzata anche dagli effetti di luce delle lampade domotiche del maestro ceramista Vincenzo Franco, esposte nell’atrio della Casina.

Estratto dall’articolo pubblicato sul magazine INFORMARE
www.informareonline.com

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