Le donne durante la pandemia: resilienza e gestione del carico mentale. di Emma Fenu

14 Agosto 2020
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Le donne durante la pandemia: resilienza e gestione del carico mentale.
di Emma Fenu

La quarantena dovuta al covid-19 ha comportato grandi cambiamenti nella gestione del lavoro, in molti casi effettuato dal proprio domicilio, e nella gestione delle dinamiche casalinghe, in particolar modo nell’accudimento dei più piccoli, nel proseguimento delle attività didattiche di bambini e ragazzi e nella risposta solerte ad ogni esigenza dei componenti del nucleo familiare. Tali cambiamenti, e il peso che ne consegue, hanno coinvolto soprattutto le donne.

Siamo arrivate pronte all’emergenza, anche stavolta.
Una lunga storia di antenate ci precede, una storia antica e ancora attuale, una storia di cui tutte oggi rappresentano i nuovi capitoli.
Andiamo indietro, alle origini del Tempo, nel non Tempo del Mito.
Siamo sentinelle dei potenziali pericoli e custodi del focolare fin dai tempi delle caverne dalle pareti istoriate.
Siamo figlie di dee di pietra e oro, di sibille con le iridi rovesciate all’indietro, di sacerdotesse vestite di scarlatto e di streghe dalle chiome disciolte.
Siamo madri di generazioni di figli, di idee, di tradizioni, di rivoluzioni, di involuzioni, di interpretazioni.
Siamo lune capaci di rinascere dopo infinite eclissi, dopo essere state temute, custodite, perseguitate, emarginate, stereotipate e ancora ammirate.
Siamo donne e in noi c’è l’enigmatico potere che neppure Freud si addentrò a decifrare.

Durante la pandemia di covid-19 e le conseguenti misure di sospensione dei ritmi quotidiani e di distanziamento sociale, misure più o meno restrittive a seconda delle normative nazionali, le donne si sono rivelate protagoniste in quanto in grado di gestire un carico mentale e fisico notevole, conciliando il lavoro da casa, l’accudimento della famiglia, dai più piccoli agli anziani, o la solitudine coatta senza cadere nella disperazione, mostrando resilienza, adattabilità e spirito di iniziativa.
Il passo da “smart” a “estreme” è breve se si pensa al lavoro spettante alle donne, in particolar modo in Italia. Non sciorinerò dati numerici e indagini sociologiche, ma su di essi baso la mia opinione.

Ci sono donne che hanno continuato a svolgere incarichi manageriali dal computer di casa, con la sola compagnia di un gatto di peluche; ci sono donne che non hanno potuto continuare a percepire una retribuzione e si sono reinventate professionalmente; ci sono donne che hanno imparato in tempi brevi a essere maestre, pedagoghe, assistenti per disabili e anziani; ci sono donne che si sono barcamenate fra videoconferenze dei figli di otto anni, lievitazione di pane e tagli di capelli.
Ci sono donne che si sono spese senza risparmiarsi, triplicando le ore di lavoro in silenzio e a testa alta, abituate, loro malgrado, alla mancata parità tra i ruoli, abituate, loro malgrado, a sostenere un peso ordinario e uno straordinario.

Non importa a quale sacrificio personale e professionale devono immolarsi, non importa la salita percorsa per ottenere riconoscimenti, non importa il dovere di essere eccellenti per essere considerate brave. Non importa, non fa notizia, non suscita stupore.
Lo hanno fatto e lo fanno anche gli uomini, penserete. Avete ragione, ma, statisticamente al sesso ritenuto forte vengono affidati ruoli di prestigio a cui corrispondono potere decisionale, autorità e gratificazione economica e, per estensione, libertà di decidere della propria vita.
In caso ci fosse bisogno di ulteriori dimostrazioni a quante già la Storia ha offerto, è davvero giunto il momento di realizzare un’effettiva parità di riconoscimento fra i generi, nella prospettiva di un futuro nuovo, basato sul rispetto, sulla pari divisione dei doveri e delle responsabilità in casa e sull’armonia.

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