Italia: paese da cui “scappano” sempre più  cervelli giovani di Donato di Stasio 

14 Dicembre 2020
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Italia: paese da cui “scappano” sempre più  cervelli giovani 
di Donato di Stasio 

Il fenomeno emigrazione, antico quasi quanto l’invenzione dell’agricoltura, risale a circa 10mila anni fa, quando alcune popolazioni iniziarono a spostarsi in altre zone per trovare migliori condizioni di vita. Grazie ai libri di storia è possibile studiare tutte le grandi ondate di migrazione di massa del pianeta che si sono verificate nel corso dei secoli, le quali testimoniano come alla base di tutti gli spostamenti ci sia sempre stato un valido motivo: pestilenze, carestie, guerre, disastri naturali o difficoltà di sostentamento.

Dal 2000 ad oggi, le emigrazioni e gli spostamenti sono aumentati in maniera vertiginosa per molti paesi del globo. E non poteva essere altrimenti nel secolo della globalizzazione e della tecnologia, dove basta veramente un click per essere dall’altra parte del pianeta. Secondo una classifica stilata nel 2019 dall’OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, l’Italia si posiziona all’ottavo posto al mondo in quanto a numero di emigrati.

Soltanto negli ultimi dieci anni, sono stati ben 816mila gli italiani che hanno deciso di trasferirsi all’estero, e la maggior parte di questi non ha più fatto ritorno. Un dato allarmante che non può non preoccupare il governo italiano, anche perché il 73% di chi ha scelto di partire sono giovani della fascia compresa tra i 25 e i 34 anni.
A differenza del passato, però, l’unica ragione che oggi spinge i ragazzi italiani ad abbandonare la loro terra d’origine ha a che fare con la mancanza di una posizione fissa e sicura nella società a livello lavorativo e con la mancanza di stimoli da parte delle istituzioni, cose che essi sperano di trovare all’estero. Si potrebbe parlare sicuramente di una “fuga di cervelli” perché, dei giovani italiani che vanno via dalla penisola, quasi tre su quattro hanno un livello di istruzione medio-alto. Dal 2009 al 2019, sono circa 182mila i laureati che hanno lasciato l’Italia, di cui 29mila nell’arco del 2019.

Con gli ultimi studi approfonditi dall’OCSE si evidenzia che i giovani laureati occupati in Italia, di età compresa tra i 25 e i 33 anni, guadagnano solo il 10% in più rispetto ai loro coetanei in possesso del solo diploma. I laureati italiani tra i 55 e i 64 anni, invece, beneficiano di stipendi tra i più alti d’Europa: un ulteriore dato che testimonia come nella penisola le giovani promesse del mondo scientifico, della medicina e della ricerca, non siano valorizzate al meglio delle loro possibilità.
E allora si decide di emigrare. Inghilterra, Germania, Francia e Svizzera sono le principali destinazioni scelte dai cervelli italiani alla ricerca di un futuro migliore, ma c’è anche chi decide di emigrare in paesi di altri continenti, come Stati Uniti, Brasile o Emirati Arabi.

Negli ultimi anni si sono aggiunte altre zone d’Europa che hanno fatto registrare una crescita del tasso di immigrati italiani, tra queste l’Europa orientale e l’Europa del nord, con Danimarca, Svezia e Norvegia in primis, paesi sempre più all’avanguardia e in grado di offrire ai giovani emergenti migliori possibilità di lavoro e soprattutto di vita. Londra rimane la meta più ambita dalle nuove leve, nonostante il fatto che il processo “Brexit” abbia modificato un po’ le percezioni degli economisti su tutto il Regno Unito. Secondo gli esperti, infatti, la decisione della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea provocherà degli effetti negativi per i suoi interessi e ridurrà il suo reddito pro capite. Se così fosse, Londra potrebbe non avere più lo stesso fascino e la stessa attrattiva del passato.

L’anno 2020 si chiuderà sicuramente con numeri in forte diminuzione dal punto di vista delle emigrazioni italiane all’estero, non perché sia stato l’anno della svolta o degli incentivi per i giovani da parte dello Stato, ma semplicemente a causa dell’espansione della pandemia Covid-19. Con il virus abbiamo assistito ad un dietro front, ovvero al passaggio da un mondo aperto e globalizzato ad un mondo chiuso, nel quale le popolazioni dei paesi in difficoltà, tra cui l’Italia e i suoi giovani, preferiscono rimanere nella loro patria insoddisfatti anziché partire, rischiando un possibile contagio alla ricerca della felicità.

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