Segnali e riflessioni, le mappe simboliche di Alessandra Sicuro – di Varka Kozlovič

19 Ottobre 2021
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Segnali e riflessioni, le mappe simboliche di Alessandra Sicuro
di Varka Kozlovič

Alessandra Sicuro è un’artista salentina che vive a Copenaghen. Per molti anni è stata lettore esterno in lingua e cultura italiana presso la Copenhagen Business School. Oggi si occupa di insegnamento dell’italiano e di traduzioni.
Alessandra ha frequentato vari corsi di formazione artistica (Holbæk Kunsthøjskole e Skt. Martins School of Art, Londra); inoltre espone regolarmente nel suo studio di Copenaghen e in manifestazioni annuali come Kulturkajen Docken.

Ha tenuto mostre singole per associazioni artistiche di istituzioni, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità, Novo Nordisk, Multidata e il Tribunale di Copenaghen. Ha contribuito a manifestazioni artistiche come Zonta, Artival festival, Art Nordic. È membro di Kunst2100, Immart ed altri gruppi artistici e culturali.

Pugliese di nascita, hai studiato a Bologna e vivi in Danimarca. Come si riflettono queste fasi della tua vita nel tuo percorso artistico?
“Le esperienze personali, gli studi e i viaggi sono importanti. D’altra parte, l’elemento biografico c’è sempre, in maniera implicita o esplicita nelle opere di chi lavora con l’arte.”

Pittura e racconto: che ruolo hanno nella tua vita? Come si combinano queste due arti nel tuo lavoro?
“La narrazione è parte essenziale del mio lavoro. Le mie tele sono un dialogo aperto: dissemino delle figure, delle parole dipinte che chi osserva coglierà a suo modo, raccontando una propria storia. Lo spunto proviene dalla favola, l’arte votiva, l’arte folk o la Commedia dell’Arte, forme di espressione incantevoli e complesse, capaci di veicolare con facilità, con una sorta di leggerezza, dei linguaggi universali e profondi.”

Sia nei tuoi dipinti che nei tuoi disegni sono spesso presenti soggetti quali Adamo ed Eva, il leone, la scarpa, il libro. Ci parli del tuo alfabeto artistico?
“Ho varie figure ricorrenti. Alcune richiamano la quotidianità, l’abitudine, i riti familiari come la scarpa, la sedia, la caffettiera, oppure riportano a qualcos’altro, come la tavola che ha da sempre un forte connotazione simbolica e sposta lo sguardo dalla terra al cielo: mensa familiare o tempio?
Adamo ed Eva come simbolo di un uomo e una donna archetipici, la relazione tra i due sessi e la condizione di innocenza o illusione prima e dopo la Cacciata dal Paradiso.

Alcune epoche storiche hanno scelto di rappresentare questo avvenimento mitico associando la colpa alla femminilità; con ironia, lo faccio anch’io.
Il libro è per me un segno di appartenenza, memoria, tutela della cultura in senso stretto. D’altra parte è anche l’opposto, il “libro della vita”, la traccia preziosa che ogni individuo compone con la propria esistenza.
Un senso di avvertimento, o uno spostamento di prospettiva c’è nelle mie figure a braccia alzate o nei felini che vagano osservando la folla o la tavola imbandita. (Penso alle belve dantesche, le illustrazioni di William Blake.)
La realtà “buona” e concreta ha in sé anche il suo altro, il male, la stupidità e non esclude la spiritualità.”

Quali esperienze hanno fatto nascere il tuo lavoro? Quali sono le maggiori fonti di ispirazione?
“Sono cresciuta in una famiglia in cui si leggeva e si apprezzava l’arte e sono da sempre interessata alla favola e ai miti. Il Salento ha rappresentato per me una familiarità con la fantasia e la drammaticità: la roccia scarna e la pietra dei muri a secco, gli angeli, i santi e le sagome fantastiche del Barocco leccese.
Iscritta al DAMS, ho attraversato negli anni ’80 il fermento in una Bologna creativa: c’era “la fantasia al potere”, c’erano il Male, Frigidaire, Andrea Pazienza. In generale, comunque i miei studi umanistici, di sociologia dell’arte e di teatro, mi hanno formata. Sono innumerevoli gli autori che hanno significato qualcosa per me; da ragazza, oltre alla letteratura, è stata importante la scoperta delle Avanguardie. L’arte figurativa europea è una miniera inesauribile che coltivo dipingendo: i mosaici romani, il Medioevo con i suoi simboli, i segni e la chiarezza con cui il bene si distingue dal male; il dinamismo e le sagome umane tese nello spazio nel Manierismo o il Barocco. Ma seguo con interesse l’arte e l’architettura contemporanea, Anupama Kundoo, Bhupen Khakhar.”

Mi racconti da dove nascono e come si sviluppano le tue opere?
“Spesso nascono oppure si sviluppano intorno ad una parola. La scrittura e la citazione, anche giocosa, sono sempre presenti. Dipingo “parlando” e rievocando fiabe, narrativa, poesia.
In questo c’è il “diritto” di riappropriarsi di elementi culturali collettivi e il gusto di modificarli e di collocarli in modo incongruo, ricercando dei nuovi significati. Dei versi di Dino Campana o la lettera di un amico, scritti su una tavola apparecchiata; Petrarca in dialogo con una seconda fidanzata; i versi di Torquato Tasso su una scena indiana; Lautrec pensato da una forchetta in una stanza gialla.
Comunque, il processo creativo è la parte più importante e contiene una riflessione ed una ricerca che riguardano sia il contenuto che la forma.”

Vi è un principio ispiratore che accomuna tutta la tua produzione artistica?
“Ricercare, conoscere ma anche modificare, coltivare un fermento. L’essere umano e la collettività sono un accumulo di esperienze, memorie, fatti storici interpretati attraverso elementi culturali e mitici. L’arte cita, ricorda, rielabora e pone degli interrogativi.”
Elementi di storia della cultura si mescolano nelle tue opere con scene di vita quotidiana: che cosa rappresenta simbolicamente questo spaziare nel tempo?
“Le cose essenziali dell’uomo sono state già dette nei testi sacri delle varie religioni, nella tragedia greca, nelle cartine geografiche del passato che definivano il mondo e indicavano la strada per il Paradiso o verso l’uomo con la coda di pesce.
Oggi e ieri per me si confondono e spiegano a vicenda. Nomadismo, viaggiare nel tempo, tra immagini e simboli antichi o attuali serve per comprendere la realtà, e non per evaderla.”

C’è un’opera che ti rappresenta particolarmente o dalla quale non ti separeresti?
“Si tratta di opere altrui. Una Madonna disegnata da mia figlia bambina, un ritratto di mia nonna e un piccolo quadro astratto fatto da mio padre.”
A cosa stai lavorando al momento? Puoi parlare dei tuoi prossimi progetti?
“A novembre terrò una personale nel mio atelier a Århusgade. Il 4 e il 5 dicembre parteciperò alla mostra annuale Docken 21(Nordhavn, Copenaghen);a marzo esporrò al Musicon di Roskilde. Oltre a questo mi interessa l’illustrazione. Ho in atto una favola per bambini e delle bozze di graphic novels.”

www.alessandrasicuro.com

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