Teatro alla Scala, innovare per includere di Benedetta Rutigliano

6 Maggio 2022
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Teatro alla Scala, innovare per includere
di Benedetta Rutigliano

L’istituzione milanese nota in tutto il mondo come il «Tempio della Lirica» guarda al domani con gli occhi dell’inclusione e della sostenibilità. Con nuovi strumenti per offrire pari opportunità, raggiungere le case di tutti e una proposta ricca, differenziata e trasversale

È il «più bel teatro del mondo, quello che dà il massimo godimento musicale. È impossibile immaginare nulla di più grande, più solenne e nuovo», scrisse il letterato francese Marie-Henri Beyle Stendhal a proposito del Teatro alla Scala di Milano, che frequentava nei soggiorni milanesi di inizio XIX secolo. Sono passati più di 200 anni da allora, ma la grandiosità e il prestigio del «Tempio della Lirica» non si sono affievoliti. L’attenzione dedicata dai media alla serata di inaugurazione della Stagione scaligera, ancora oggi, trasforma un momento culturale nell’evento mondano tra i più attesi, non solo dai meneghini. Con tanto di red carpet su cui sfilano attori, vip, star consolidate ed emergenti, personaggi pubblici e rappresentanti delle istituzioni, alimentando lo spettacolo nello spettacolo.
Pur se la pandemia ha chiuso il sipario a tratti, la grande macchina della Scala non si è mai arrestata, come dichiara il francese Dominique Meyer, che approda dall’Opera di Stato di Vienna al teatro milanese nel giugno 2021 in qualità di Sovrintendente e Direttore artistico: «Da un lato, nonostante le interruzioni imposte dai lockdown e anche dai focolai, non ci siamo fermati, e nel corso del 2020 abbiamo realizzato oltre 100 spettacoli; dall’altro, abbiamo impiegato questi mesi per ripensare e riordinare gli assetti del Teatro per presentarci al momento del ritorno del pubblico con una Stagione di alto profilo artistico e una struttura rinnovata, più moderna, più accogliente e più sostenibile».

L’OPERA – Inaugurata come da tradizione nel giorno di Sant’Ambrogio, patrono cittadino (7 dicembre), la stagione operistica 2021-2022 comprende 13 spettacoli di cui uno solo già visto, 9 nuove produzioni e 3 opere da altri teatri. A catturare l’attenzione del pubblico il Macbeth di Giuseppe Verdi, con la regia di David Livermore (alla quarta inaugurazione di fila, questa volta con soluzioni che han diviso la critica per la loro modernità) e la precisa direzione di Riccardo Chailly, attuale Direttore musicale dell’Orchestra e del coro della Scala. Come interpreti principali, un cast già collaudato: Anna Netrebko, Luca Salsi, Francesco Meli, e Ildar Abdrazakov.

Verdi è l’unico compositore in cartellone con tre titoli: Un ballo in maschera, opera di alto slancio affettivo e sensuale, delizierà gli astanti in primavera (4, 7, 10, 12, 14, 19, 22 maggio 2022) con una nuova attesissima produzione diretta da Chailly e il debutto registico di Marco Arturo Marelli al teatro milanese. Dello stesso compositore, seguirà in estate una nuova edizione di Rigoletto (20, 23, 27, 30 giugno; 2, 5, 8, 11 luglio 2022): la firma registica è di Mario Martone, una delle figure più significative del panorama italiano e internazionale, nuovamente in coppia con la scenografa Margherita Palli, con cui ha siglato spettacoli scaligeri di gran successo. Dopo Thaïs di Jules Massenet, ispirata al romanzo di Anatole France, per la prima volta alla Scala con la direzione di Lorenzo Viotti e la regia di Olivier Py (ultimo spettacolo il 2 marzo 2022), il Teatro allarga il repertorio contemporaneo presentando una delle opere più celebrate e rappresentate di Thomas Adès, che sarà lì a dirigerla: The Tempest (5, 8, 11, 15, 18 novembre 2022). Tratta da Shakespeare, questa produzione mette in musica le arti magiche di Prospero, duca tradito di Milano, e arriva in prima italiana con l’immaginifico spettacolo pensato da Robert Lepage, arricchito dalla scenografia di Jasmine Catudal che allude proprio ai palchi del Piermarini, architetto della Scala. The Tempest, dichiara Meyer «conclude degnamente la nostra Stagione shakespeariana inaugurata da Macbeth, con il compositore sul podio e Leigh Melrose e Isabel Leonard protagonisti».

BALLETTO – La Stagione di balletto, la prima del nuovo direttore Manuel Legris, si è aperta omaggiando Nureyev con la sua versione della Bayadère, finora vista solo a Parigi, e presenta 7 appuntamenti che abbracciano nuove creazioni, come il trittico firmato da Dawson/Krats/Kylian, andato in scena a gennaio, e l’attesissimo AferRites-Les noces, originale coreografia di Wayne Mc Gregor sulle partiture di Igor’ Stravinskij per la scuola di Ballo, sul palco per la prima volta quest’estate (24, 28, 29 giugno; 1, 4, 6, 7 luglio 2022). Per i fan di Roberto Bolle a settembre arriva Onegin, esempio di moderno «dramma in danza», ispirato al romanzo in versi di Aleksandr Puškin sulle musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Relativamente ai concerti, ai 7 con Orchestra e Coro scaligeri della Stagione sinfonica, se ne affiancano altrettanti con grandi compagini internazionali e altri 5 Straordinari.

PER UN NUOVO PUBBLICO – Il Sovrintendente del Teatro ha sottolineato che «il mondo della musica classica non soffre una crisi di interesse da parte del pubblico, ma talvolta una deriva dei prezzi che ha generato un allontanamento da parte di molti appassionati». Durante il periodo di chiusura, per riavvicinare quella parte di pubblico e rendere il teatro più accessibile alle nuove generazioni, è stata fatta un’analisi di posti e costi che ha portato all’introduzione della seconda fascia di prezzo per le sedute in platea (prima riservate solo ai biglietti di prima fascia), e alla riduzione ulteriore del costo dei palchi con scarsa visibilità. Continua poi Meyer: «Un progetto che ci sta particolarmente a cuore è Un palco in famiglia, realizzato con il sostegno di Esselunga», che permette agli adulti che hanno acquistato un biglietto intero, in alcuni palchi, di comprare posti a soli 15 euro per i minori di 18 anni. A includere il pubblico del futuro, inoltre, i già testati abbonamenti e le anteprime per gli Under30.

LA SCALA DEL FUTURO – Mentre avanzano i lavori per il nuovo edificio di via Verdi, progettato dall’architetto Mario Botta per ospitare gli uffici del Teatro, ampliare il palcoscenico e garantire ai musicisti una sala d’avanguardia per le prove (assieme al progetto Cittadella della Scala, che innesta laboratori d’arte in un’area dismessa del quartiere Rubattino), anche all’interno della Scala si tenta di «costruire un teatro sempre più all’altezza delle sfide dei prossimi anni», sostiene Meyer. Un sistema di telecamere fisse trasmette gli spettacoli in streaming nelle case di tutti, e un tablet per poltrona consente la traduzione dei testi in otto lingue; modernizzazione, l’ultima, che comporta una riduzione dell’uso della carta in linea col piano di sostenibilità, rinforzato dalla scelta consapevole dei materiali per gli allestimenti e dal ricorso alle energie rinnovabili. Sul tema della parità di genere, un nuovo progetto di inclusione vuole valorizzare il talento e la professionalità delle donne in ambito artistico e organizzativo, assicurando equità salariale, dignità di trattamento sul lavoro e la possibilità di emergere in proporzione al talento: temi che dovrebbero essere scontati nel 2022, ma che ancora necessitano di attenzione e interventi ad hoc per colmare il profondo (ancora lo è, a livello non solo nazionale, ma mondiale) gender gap.

BOX – UNA STORIA DI PERSONALITÀ D’ECCEZIONE
Il Teatro alla Scala fu inaugurato nel 1778, progettato dall’architetto Giuseppe Piermarini e voluto dall’Imperatrice Maria Teresa d’Austria in seguito all’incendio del Teatro Ducale nel 1776. Il nome del teatro deriva dal luogo ove fu edificato, dove sorgeva la chiesa di Santa Maria alla Scala, così chiamata in onore di Regina della Scala, moglie del Signore di Milano Bernabò Visconti (metà del XIV secolo). L’architetto dotò l’edificio del noto portico oggi visibile, che ai tempi separava il passaggio per le carrozze da quello pedonale, non esistendo, allora, la piazza dove si affaccia anche il municipio. Gli interni, decorati da Alessandro Sanquirico, che disegnò anche il lampadario centrale in cristallo di Boemia con le 400 lampadine, resero La Scala uno dei teatri più avanzati al mondo dal punto di vista tecnico: per il sistema antincendio, l’acustica, la grandezza del palco.

Da oltre due secoli il Teatro alla Scala consacra la fortuna di compositori, direttori, cantanti, scenografi, e proprio qui i maggiori compositori dell’800 presentarono per la prima volta le loro opere. Nel 1812, con Gioachino Rossini (La pietra del paragone), il teatro milanese diventa il luogo deputato del melodramma italiano, di cui Vincenzo Bellini inaugura una nuova stagione con Il pirata. Segue poi l’era di Giuseppe Verdi: il trionfo di Nabucco (1842), per il sentimento patriottico che suscita nella Milano attraversata dai fermenti risorgimentali, rafforza le radici popolari del melodramma e ne identifica l’immagine col teatro meneghino. Arturo Toscanini assume nel 1920 la direzione artistica, raccoglie l’eredità musicale di Verdi e instaura una regolare tradizione esecutiva delle opere di Wagner, estendendo il repertorio teatrale e sinfonico dell’Orchestra. Lo succede Victor De Sabata, col quale nel 1951 nasce la consuetudine di aprire la Stagione il giorno di Sant’Ambrogio, con Maria Callas alla prima inaugurazione scaligera in Vespri siciliani di Verdi. In parallelo al trionfo dei direttori c’è quello delle grandi voci, tra cui, oltre alla Callas, Renata Tebaldi, Luciano Pavarotti, Placido Domingo; dei grandi registi come Luchino Visconti, Franco Zeffirelli, Pier Luigi Pizzi, Luca Ronconi; dei grandi coreografi e ballerini come Leonide Massine, George Balanchine, Rudolf Nureyev, Carla Fracci.

Nel 1968 Claudio Abbado diviene Direttore Musicale dell’Orchestra e nel 1972 Direttore Musicale del Teatro, del quale assume la Direzione Artistica tra il 1977 e il 1979. Tre anni più tardi fonda la Filarmonica della Scala su modello di quella viennese, e aumenta il prestigio del Teatro con convegni e studi, dirigendo molte opere fino al suo congedo (1986). Lo succede Riccardo Muti, che per 19 anni onora l’istituzione nel mentre trasformata in Fondazione (1997). Giunge il momento del restauro dell’edificio storico (2002-2004), ed è proprio Muti a battezzarne la riapertura con l’Europa riconosciuta di Antonio Salieri, che consacrò la fortuna del Teatro alla primissima inaugurazione del 1778.

Per la prima volta nella storia, nel maggio del 2005, ad assumere la Sovrintendenza e la Direzione artistica della Scala non è un italiano, ma il francese Stéphane Lissner. Il 7 dicembre di quell’anno, nei 250 anni della nascita di Mozart, la Stagione viene inaugurata da Idomeneo, diretta da Daniel Harding, mentre quella successiva vede il ritorno di Aida, con Riccardo Chailly sul podio. La Stagione 2007/2008, aperta da una Tristan und Isolde diretta da Daniel Barenboim, sancisce la collaborazione stabile del maestro argentino-israeliano col teatro milanese, fino alla nomina conferitagli, nel 2011, di nuovo Direttore musicale della Scala, l’ultimo prima del milanese Chailly, Direttore Principale della Filarmonica della Scala dal 2015 e attuale Direttore Musicale dal 2017.

Per informazioni su biglietti, abbonamenti e cartellone consultare www.teatroallascala.org

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