Da flagello a patrimonio condiviso di Rosanna Sabella

28 Gennaio 2024
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Da flagello a patrimonio condiviso: gli storni come un sole nero negli scatti di Søren Solkær
di Rosanna Sabella
FOTO Layla Barkat

Anteprima del libro dal titolo Starling,
il secondo della serie, presso l’Accademia di Danimarca a Roma nell’ambito della manifestazione Novembre Nordico

Nell’antica Grecia erano considerati un flagello dai contadini e rappresentavano il simbolo del saccheggio.
Oggi, ad impedirne l’abbattimento indiscriminato, fa fronte la direttiva adottata già nel 1979 in risposta alle crescenti preoccupazioni per il declino delle popolazioni di uccelli selvatici in Europa, e nel rispetto dei corridoi migratori. La direttiva riconosce di fatto che gli storni costituiscono un patrimonio condiviso, pertanto la loro effettiva conservazione comporta una cooperazione a livello internazionale.

Ha trascorso intere settimane, Søren Solkær, fotografo 54enne danese, sui tetti di Roma ad attendere, spiare, seguire e infine immortalare uno degli spettacoli più straordinari che la Natura ci regala ogni anno: le coreografie degli storni in volo. Una rappresentazione che si ripete con cadenza obbligata due volte l’anno: in primavera, solitamente nel mese di marzo e in autunno all’arrivo dei primi freddi dalla Scandinavia verso l’Italia. Con rilevanti eccezioni negli ultimi anni dovute ai cambiamenti climatici. A causa delle temperature più miti nella stessa Danimarca, infatti, gli storni rimangono lì molto più a lungo. “Talvolta non emigrano affatto” – ci conferma Solkær non senza una vena di mestizia nella voce.

È sempre stato impegnato su molti fronti, il fotografo danese, musica soprattutto. E poi cinema e arte. Ma com’è nata la sua passione per questo straordinario fenomeno naturalistico? La domanda è inevitabile.
“Nel 2017 avevo iniziato a lavorare ad una retrospettiva per una mostra presso il castello di Frederiksborg. Volevo escludere la ritrattistica e proprio mentre ero lì a riflettere su quale potesse essere una valida alternativa, fui colpito da un’immensa nuvola di storni che quasi oscuravano il sole (ecco da dove nacque l’idea del titolo del primo volume Black Sun). Decisi allora di spostarmi verso il Mare di Wadden, sulla costa occidentale danese, dove è noto che in primavera e autunno si verificano queste imponenti migrazioni. La settima notte, mentre ero ancora lì appostato, la mia attenzione fu attirata da un grande stormo che veniva attaccato da un falco pellegrino.

Le forme e le coreografie create dallo stormo per spaventare e mettere in fuga il rapace che li aggrediva mi lasciarono a bocca aperta. Uno spettacolo bello e drammatico allo stesso tempo, simile a un disegno a inchiostro giapponese o a una prova di calligrafia. Per i due anni successivi trascorsi del tempo in quella zona ogni volta che c’erano gli uccelli. Dopo il secondo anno ho iniziato a seguirli mentre migravano verso sud e ovest e quindi ho ampliato il progetto ad altri sei paesi: Germania, Paesi Bassi, Italia, Spagna, Irlanda e Inghilterra. Ho dedicato sei anni a questo progetto di ricerca artistica.

A Roma dalla Scandinavia ne arrivano tanti, ma così tanti che in alcuni casi sono diventati addirittura un problema. Che cosa trovano, gli storni, nella città eterna? Da cosa sono attratti? -domandiamo.
“Dal clima mite, sicuramente. E dall’abbondanza di cibo. Ma soprattutto dai pini, dai pini maestosi le cui chiome rappresentano il posto perfetto per riposare dopo viaggi estenuanti attraverso i cieli d’Europa”.

Nel volume STARLING un frammento di eternità
Giganteggiano sui monumenti della città eterna – l’altare della Patria, la cupola di San Pietro, il

Colosseo, via Veneto, quelle grandi nuvole scure; un colpo d’occhio che ci spinge tutti a camminare col naso all’insù.
A volte sono una figura femminile di profilo, a volte un ragazzo, una farfalla, un cane, un enorme uccello composto da decine, centinaia di migliaia di altri uccelli.

A colori o in b/n le immagini esplosive che catturano la migrazione e le coreografie mozzafiato degli uccelli nelle paludi, dalla nativa Danimarca fino ai Paesi Bassi, alla Spagna, all’Italia e altrove – raccolte in un prezioso volume dal loro autore Søren Solkær – sono sbarcate a Roma, il 22 novembre scorso per l’anteprima della presentazione presso l’Accademia di Danimarca, in via Omero, 16. Un libro che è già di per sé un’opera d’arte, elegante, piacevole al tatto, oltre che alla vista. 176 pagine da sfogliare con voluttà e delicatezza, che contiene – rispetto alla precedente edizione Black Sun, ben 138 nuove opere.

Senza ombra di dubbio una perla nel panorama delle arti visive, un must have nelle librerie degli amanti del bello e dell’imperituro, oltre che degli “addetti ai lavori” e degli appassionati del genere.
“Creare un secondo volume dopo Black Sun è stata un’impresa davvero entusiasmante durata ben tre anni” – ha dichiarato l’autore del volume Søren Solkær – “Ho iniziato a includere l’architettura in alcune immagini” – spiega – “e ho realizzato anche incredibili fotografie al microscopio delle piume di storno presso il Panum Institute di Copenaghen”.

Nel volume Starling – ci ha tenuto a sottolineare Søren – ci sono molte più foto a colori. “Adoro lavorare sullo stesso argomento per molti anni. Tante cose inaspettate emergono quando continui ad andare sempre più in profondità…” – ha sottolineato.

“Questo progetto mi ha riportato al paesaggio della mia infanzia e giovinezza nelle paludi della Danimarca meridionale. Un luogo dove fino a un milione di storni si radunano in primavera e in autunno, prima della migrazione, e si preparano a rappresentare uno dei fenomeni più spettacolari della natura. Mentre gli innumerevoli uccelli si riuniscono in grandi stormi prima di trovare riparo tra le canne al crepuscolo, essi danno vita a incredibili performance di sincronia e abilità, vere e proprie esibizioni di danze nei cieli.

Gli storni si muovono all’unisono, come un’unica immensa creatura che si oppone vigorosamente a qualsiasi minaccia esterna. Si crea così una forte espressione visiva – come quella di un disegno a inchiostro o di un tratto di pennello calligrafico – che si fissa contro il cielo.
All’interno dello “sciame” si costituiscono forme e linee nere di condensazione, che ricordano onde di interferenza o astrazioni matematiche scritte attraverso l’orizzonte. A volte lo stormo sembra possedere la forza coesiva dei superfluidi, cambiando forma in un flusso infinito: dal geometrico all’organico, dal solido al fluido, dalla materia all’etereo, dalla realtà al sogno – uno scambio in cui il tempo reale cessa di esistere, e il tempo mitico pervade. Questo è il momento che ho tentato di catturare:” – ha concluso Solkær – “un frammento di eternità”.

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Starling . 176 pagine con copertina rigida rilegata in tela 30×24 cm. Libro da tavolino. Stampato su 4 diversi tipi di carta presso Narayana Press in Danimarca. Progettato dallo studio Rasmus Koch. DKR 499.00 (67 euro)

 

 

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