Andrea Camilleri, la Sicilia e l’Europa
Un centenario che parla a tutti
di Olga Asero
Parlare di Camilleri senza parlare della Sicilia? Impossibile. Sarebbe come parlare del mare senza sentirne la salsedine. Non si parla di quella Sicilia da cartolina, quella lucidata per i turisti, con i templi greci in posa, spiagge dorate, città barocche e le granite servite con l’ombrellino. No. La sua era un’altra Sicilia. Quella che s’annida nelle pieghe dei vicoli, tra l’odore di cipolla fritta e il silenzio pieno dei pomeriggi d’agosto. Una Sicilia più profonda, autentica, fatta di dialetto, di cucina “col cuore”, di ombre e di luce, di ironia e di malinconia. Una terra che ride mentre piange, che ti abbraccia con le spine. È la Sicilia che vibra in ogni pagina scritta da Camilleri, l’anima pulsante di tutta la sua opera.
Per Camilleri, la sua terra non è mai stata un semplice sfondo. Era un personaggio vero, vivo. Un rapporto viscerale, fatto di memoria, odori e suoni. Anche quando, negli ultimi anni della sua vita, la vista lo aveva abbandonato, la Sicilia continuava a parlargli. Era il suono del mare a Porto Empedocle, i pomeriggi assolati, le voci nei vicoli.
Ma il legame più profondo, quasi carnale, tra Camilleri e l’isola si ritrova nella lingua. Scriveva in italiano, ma pensava in siciliano. Non chiedeva il permesso all’italiano di usare il dialetto nei suoi romanzi: lo faceva e basta. Le parole siciliane non erano semplici coloriture: erano strumenti per raccontare la verità. “Minchia”, “fimmina”, “sbirro”, “bedda matri”: vocaboli che spalancano mondi, che sono carezze, pugni, memorie.
Con Vigàta, Camilleri non ha solo inventato una città: ha regalato al mondo un frammento della sua anima. Vigàta non è una città, è un incantesimo. È Porto Empedocle con un velo di nebbia letteraria, una Sicilia reinventata, abitata da personaggi veraci, ironici, umani. E lì, naturalmente, vive il commissario Salvo Montalbano.
Montalbano, uno dei personaggi più amati della letteratura italiana contemporanea: ama il silenzio, odia la burocrazia, difende la giustizia, si perde nei piatti di Adelina. Attraverso i suoi occhi, Camilleri ha raccontato un’isola bellissima e feroce, dolce e dura, rassegnata e ribelle.
Ogni romanzo, da “La forma dell’acqua” a “La rete di protezione”, è una dichiarazione d’amore alla sua Sicilia. Ma è anche una lente critica sull’Italia intera. Camilleri non usava la sua terra come alibi, ma come specchio. E in quello specchio ci vedevamo tutti.
Oltre Montalbano, Camilleri ha narrato altre “Sicilie”. In “Il re di Girgenti” ha rievocato il Seicento con toni epici e popolari e in “La concessione del telefono” ha mescolato farsa e burocrazia. Ogni libro è una finestra su un’isola che cambia e resta uguale, che ride dei propri mali e li trasforma in letteratura.
Molto più di un narratore. Camilleri è stato la memoria viva di un popolo spesso inascoltato.
Ha dato voce a chi non ne aveva, con lo stile di un cantastorie moderno. Era uno che ti guardava negli occhi mentre raccontava, uno che sapeva che le parole, se usate bene, possono fare miracoli.
Non solo il più siciliano degli scrittori, Camilleri è stato anche profondamente europeo. Da giovane regista e docente di regia teatrale, si tuffava nei drammi scandinavi di Ibsen e Strindberg, scavava nelle pieghe dell’animo umano come fanno i grandi del Nord. E quando ha scritto gialli, lo ha fatto come loro: per denunciare, per smascherare, per mostrare la realtà sotto la lente della finzione.
Anche il legame con scrittori come Sjöwall e Wahlöö, pionieri del poliziesco nordico a sfondo sociale, è evidente: anche per Camilleri, il genere giallo era un pretesto per raccontare la società con le sue storture e con le sue ipocrisie.
Montalbano, infatti, è stato molto apprezzato anche nei Paesi scandinavi e germanici. Il suo essere umano, riflessivo, non violento, lo ha reso una figura esotica ma al tempo stesso familiare per quei lettori. Come un fratello mediterraneo dei detective nordici: meno solitario, più conviviale, ma tormentato dalla stessa sete di giustizia.
Nel 2025 ricorre il centenario e, in suo onore, è stato istituito, con decreto del Ministero della cultura, il Comitato nazionale per le celebrazioni del Centenario della nascita di Andrea Camilleri che ha il compito di programmare, promuovere e curare lo svolgimento di tali manifestazioni.
In ambito teatrale, l’Accademia “Silvio d’Amico” ha istituito un Premio Camilleri per la scrittura e la produzione scenica. E anche fuori dai confini italiani, l’interesse non manca: a Barcellona, ad esempio, il festival BC Negra gli ha dedicato un club di lettura su Montalbano tradotto in catalano.
Si tratta di un secolo di Camilleri, di un’occasione preziosa non solo per celebrarne il genio, ma anche per riscoprire l’anima profondamente europea di un cittadino del mondo, un uomo che non ha mai visto la cultura come una fortezza, ma come un ponte. La sua Sicilia, concreta, ironica, malinconica, era un crocevia di lingue, storie e popoli. Un laboratorio umano, storico e linguistico.
Nel tempo in cui l’Europa si interroga su sé stessa, Camilleri ci offre una lezione preziosa: il dialogo tra culture diverse è possibile. Anzi, è necessario. La sua voce ha saputo intrecciare il Mediterraneo con il Nord, creando un ponte fatto di parole, empatia e memoria.
Ecco perché questo centenario non è solo una commemorazione. È un invito a rileggere Camilleri, a riscoprire la sua umanità, a capire quanto ancora la sua voce abbia da dirci. Sulla Sicilia. Sull’Italia. E sull’Europa. Perché la sua voce aspra, calda, inconfondibile ha superato lo Stretto, le Alpi, e pure i pregiudizi.
L’intero programma può essere consultato direttamente sul sito dell’Associazione Fondo Andrea Camilleri, https://www.fondoandreacamilleri.it/.
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In onore de “il Maestro di Vigàta”, è stato organizzato un ricco programma di eventi, in Italia e all’estero, che si estenderà fino al 2026. E non sarà una semplice commemorazione. Sarà una festa fatta di spettacoli teatrali, convegni, premi letterari, incontri accademici, progetti culturali.
Si va dalla tavola rotonda su Camilleri e Pirandello ad Agrigento, ai seminari universitari a Cagliari, passando per eventi speciali fino al Salone del Libro di Torino.
(https://www.fondoandreacamilleri.it/calendario-eventi-camilleri-100/)





