Istruzione universitaria: diritto allo studio o privilegio per pochi? Italia e Danimarca, due realtà a confronto – di Claudia Cremonesi

27 aprile 2018
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Istruzione universitaria: diritto allo studio o privilegio per pochi?
Italia e Danimarca, due realtà a confronto
di Claudia Cremonesi

Verso la “liberalizzazione” degli studi universitari?
Italia. In piena campagna elettorale, una dichiarazione del Presidente del Senato e neo leader della lista elettorale “Liberi e Uguali”, Pietro Grasso, ha suscitato molto scalpore nell’intero paese, nonché un acceso dibattito politico. Grasso, in un’assemblea di partito, ha avanzato la proposta di un’università senza tasse, forse ispirato dal nome del partito a cui egli stesso fa capo: un’università libera da costi e uguale per tutti, come del resto già avviene in molti paesi europei.
Le reazioni sono state disparate: c’è chi è d’accordo con la proposta e ritiene possa essere un buon punto di partenza verso un allineamento con granparte delle università d’Europa. C’è chi, al contrario, la considera una promessa da campagna elettorale, avanzata con il mero intento di raccogliere consensi. Qualcuno ha persino bollato l’iniziativa come una misura a favore del ceto medio-alto. Questo perché, già da anni, esistono anche in Italia agevolazioni per studenti meno abbienti.

Tutta una questione di reddito
L’ultima legge di stabilità del governo Gentiloni ha introdotto l’esonero totale dalle tasse universitarie per gli studenti le cui famiglie hanno reddito al di sotto di una certa soglia. Con il calcolo ISEEU, indicatore che misura la ricchezza posseduta da una famiglia, le tasse vengono calcolate su base proporzionale a seconda del reddito percepito, delle proprietà immobiliari e dei conti bancari posseduti. Più l’ISEEU è basso, dunque, più lo sono le tasse. Nello specifico, l’esonero dalle tasse riguarda tutti gli studenti con reddito inferiore a 13.000 euro. Insomma, alla luce di queste misure già esistenti, sia i politici che gli esperti italiani esprimono riserva sull’efficacia della proposta avanzata da Grasso per favorire il diritto allo studio.

Diritto allo studio negato quindi?
La questione sta forse, però, più alla radice, indipendentemente dai redditi. Ovvero, la domanda da porsi sarebbe piuttosto: se lo studio è un diritto, perché non può essere esteso e accessibile a tutti? L’Italia, con un aumento medio delle tasse universitarie del 60% nell’ultima decade, è il terzo paese più caro d’Europa, dopo Olanda e Regno Unito. La stessa Unione degli Universitari, lo scorso anno, ha redatto il rapporto “Sulle nostre spalle”, inchiesta che illustra come dal 2005 al 2015 si siano registrati rincari fino al 61%, con un’impennata addirittura al 90% nel Mezzogiorno. L’università italiana resta, perciò, una prospettiva per pochi. In Paesi come la Danimarca, la Finlandia e la Svezia, invece, gli studi universitari sono gratuiti per tutti i cittadini europei.

Uno sguardo verso Nord
Come detto, in Danimarca l’istruzione universitaria è gratuita e non prevede tasse di iscrizione per i cittadini dell’Unione Europea, dello Spazio Economico Europeo, i cittadini svizzeri e coloro che partecipano a programmi di scambio. Inoltre, molte istituzioni danesi hanno stipulato accordi bilaterali con istituzioni straniere per l’erogazione di borse che finanzino scambi di studio dedicati a studenti e a giovani ricercatori. Realtà ben diversa da quella italiana quindi. In Danimarca l’università è sì libera, ma soprattutto è “uguale” per ogni cittadino europeo, senza distinzioni di reddito né di condizione sociale: il diritto allo studio è diritto di tutti, nel pieno senso del termine.

Pagati per studiare e lavorare
E c’è di più. Il governo danese supporta gli studenti che decidono di affiancare un lavoro alla loro formazione universitaria con l’erogazione di un sussidio. L’SU viene concesso fino a un massimo di sei anni a studenti che lavorano più di 43 ore mensili e ammonta a circa 800 euro lorde al mese. Questa misura, assieme all’offerta di un’eccellente educazione in lingua inglese e priva di tasse, ha fatto della Danimarca e della sua istruzione superiore un punto focale non solo per studenti danesi, ma anche per molti studenti internazionali, rendendo l’esperienza universitaria esperienza, al contempo, di formazione e di professionalizzazione, e per di più redditizia. In Italia, dove l’università è da sempre eccellenza da un punto di vista dell’offerta, forse il modello danese potrà un giorno essere d’ispirazione.

 

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