Facciamo raccontare gli italiani a partire dalla loro anima di Salvatore Giannella

5 ottobre 2018
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Facciamo raccontare gli italiani a partire dalla loro anima
Incontro con Andrea Camilleri, eroe letterario dei nostri tempi
di Salvatore Giannella

Andrea Calogero Camilleri nasce il 6 settembre 1925 a Porto Empedocle (Agrigento) in un’agiata famiglia di commercianti di zolfo. Quel giorno stesso in città si tiene la processione di san Calogero a cui lo scrittore si professa devoto: «Nel mio paradiso, deserto di santi e di dei, c’è posto solo per san Calogero».
«Prima di sposarlo, mia madre detestava mio padre. Lo vedeva passare con manganello, fez e camicia nera, negli anni degli scontri di strada con i comunisti, e lo considerava un delinquente. A Porto Empedocle gli scontri furono piuttosto seri. Mio padre Giuseppe partecipò alla marcia su Roma. Dopo divenne segretario del fascio nella sua città. Mia madre fu costretta a sposarlo: matrimonio combinato. Ma cambiò subito idea sul suo conto. Scoprì un uomo leale, ironico, coraggioso, generoso. Insomma: Montalbano.

È stata mia moglie, che l’ha conosciuto bene, a farmelo notare: “Montalbano è per tre quarti tuo papà, e tu hai scritto una sua lunga biografia”. Ha ragione». «Nella mia famiglia si parlava sia il dialetto sia l’italiano. Quando mi esibivo con dei raccontini a voce capivo di essere più efficace se usavo una lingua mista. Cominciai a chiedermi perché l’italiano non mi bastava e studiai come Pirandello faceva parlare i suoi personaggi. Più tardi mi colpì la sua affermazione:
“La lingua esprime il concetto, il dialetto il sentimento di una cosa”: è diventata la base del mio scrivere». Camilleri detiene il record delle copie di libri venduti: oltre 30 milioni di esemplari (fonte: Rcs libri).
E pensare che il primo libro «Il corso delle cose», del 1978, lo pubblicò a proprie spese. Il suo «La concessione del telefono» è stato il primo romanzo acquistato online in Italia: era il 3 giugno del 1998, poco dopo mezzanotte; il sito internet Bookshop (Ibs) aveva appena aperto. La persona che aveva fatto quell’ordine si chiama Francesco Marchetti e oggi vive a Ottawa, in Canada. Nel 2016, con «L’altro capo del filo» è arrivato a quota 100 libri (ha battuto Scerbanenco, 91, Salgari, Pirandello e Agatha Christie, 90). «Questo centesimo libro l’ho dettato all’unica persona in grado di scrivere il vigatese che è Valentina Alferj.

Caro Camilleri, provo un’invidiosa ammirazione per chi come lei riesce, per virtù di parole, a suscitare scintille d’incanto come nell’ultimo libro ‘Certi momenti’ in cui accanto a nomi noti assurgono a figure eroiche anche persone comuni…

Si dice sempre «beato il Paese che non ha bisogno di eroi». Ma se sono costretto a scegliere un eroe, sarei nell’imbarazzo più profondo perché per me ogni essere umano di questa terra può trasformarsi in un eroe. Ritengo l’uomo comune, l’eroe dei nostri tempi. C’è gente che pur di fare il proprio dovere non esita a mettere in gioco la vita e a perderla. Pensa a quanti magistrati, carabinieri, poliziotti sono stati uccisi perché facevano il loro lavoro. Non sono degni del nome di eroe? Ma anche nella vita di tutti i giorni quanta gente fa un lavoro pesantissimo, massacrante, in condizioni difficoltose, che annulla la loro umanità eppure continua “eroicamente” a farlo. E d’altra parte; chi ha perduto il lavoro, chi continua a cercarlo e continua a non trovarlo, eppure non si ribella all’ingiustizia alla quale viene sottoposto, non è questo un atteggiamento eroico? E quelli che fanno della dedizione e della cura dell’altro la loro unica ragione di esistenza? Gli eroi dei nostri giorni non sono quelli che riescono a fare delle cose straordinarie, sono quelli che riescono a inventarsi quotidianamente una nuova possibilità di sopravvivenza, un nuovo modo di stare al mondo, senza i diritti che dovrebbero esserci accordati fin dalla nascita.

Penso al diritto di cittadinanza, al diritto all’istruzione, al gioco, alle scelte religiose, alla libertà di pensiero. Ecco gli eroi dei nostri giorni sono quelle, le persone comuni.

Capisco. Era la stessa convinzione che mi espresse Enzo Biagi. E io stesso, nella mia mente, porto il ricordo di quei simboli della decrescita conviviale che sono coloro che custodiscono i segreti delle gustose pietanze per il commissario buongustaio Montalbano: la “cammarera” Adelina; Calogero, proprietario della trattoria omonima («un diavolo in cucina, mi costringe a peccare»: da Il ladro delle merendine) e il suo successore, l’oste Enzo. Però la struttura della rubrica impone la scelta di un nome…

Se proprio devo sceglierne uno solo, dico Mandrake, il mago più famoso del mondo dei fumetti, pubblicato in Italia per la prima volta nel 1935: una figura che, con il passare degli anni, è diventata una vera e propria icona del fumetto, al pari di Superman, Tarzan, Zorro e Topolino, al punto che l’appellativo di Mandrake viene comunemente affibbiato alle persone che hanno fatto qualcosa di straordinario, ai limiti dell’impossibile. Questa mia scelta è fatta in onore alla mia infanzia e a quella negata a troppi bambini.


Estratto dall’intervista da ‘In viaggio con i maestri’ di Salvatore Giannella già direttore de
L’Europeo Genius, Airone Edizioni Minerva p.256 €.15

 

 

 

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