Lo svelatore di figure ancora non manifeste agli occhi del comune osservatore – a cura di Gladys Mabel Cantelmi

16 Luglio 2021
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Lo svelatore di figure ancora non manifeste agli occhi del comune osservatore
A cura di Gladys Mabel Cantelmi

Significativi incontri, a migliaia di chilometri da casa, in un modo o in un altro ti cambiano la percezione e il senso della vita… e per questo, non c’è miglior strumento che l’artista e miglior mezzo che l’arte!

Mi capita spesso di trovarmi in giro per le strade di Copenaghen poiché da alcuni anni la Danimarca è diventata la mia seconda dimora; dunque, un freddo e precocemente inscurito pomeriggio, mentre percorrevo (adoro farlo!) la dinamica Strøget in compagnia di un piccolo gruppo di amici, anche loro expat italiani come me, si decide di entrare al bar dell’angolo per una breve pausa e rifocillarsi un po’ per poi riprendere la passeggiata lungo il corso principale. Ed ecco l’incontro! Anche Arnaldo Taddei si occupa d’arte, nella fattispecie di fotografia, trasferitosi alla fine degli anni ’80 ha fatto della Danimarca la sua dimora, ma è evidente che il suo cuore è rimasto a Napoli.

La professione di fotografo per Taddei si traduce in curiosità insaziabile che lo porta continuamente alla ricerca della fonte di energia creatrice, come dei micro-big-bang che si trovano in piani sottili e creano figure eteriche da “catture” e poi plasmare, immagini che mostrano al fruitore altre verità che in altro modo sfuggono al semplice sguardo.

Nell’osservare, una ad una, e poi nell’insieme, la produzione fotografica di Taddei, che ritengo meritevole di essere definita “opera artistica”, pervade una sensazione di dolce sofferenza che appartiene all’artista, che però riesce a condividerla con lo spettatore. È il dolore ineguagliabile dell’animo che trova ispirazione esattamente nell’istante in cui realtà immanente e realtà trascendente s’incontrano per dare alla luce la loro creatura; s’intuisce una continua ricerca di ciò che esiste e che tuttavia deve ancora manifestarsi; per questo artista non c’è un punto di arrivo: tutto è un continuo divenire. Così, l’obiettivo che in primis puntava verso quello che avrebbe dovuto essere il tema centrale, scava negli spazi circostanti e il primo oggetto passa in secondo piano per lasciare spazio a note di luci e/o di ombre che saranno le vere protagoniste dell’opera. L’osservatore viene così invitato a rivedere le cose con una mentalità più aperta verso l’ignoto e le sue potenziali esistenze, riposizionando le gerarchie e rivalutando le priorità, accattivando il loro pensiero per rimodellarlo.

L’uso di colori e forme, anziché accompagnare e corredare l’immagine centrale o realtà tangibile, acquista un forte significato e si trasforma esso stesso nel messaggio intrinseco della riproduzione medesima; mentre la loro scelta crea una dicotomia cromatica che esalta esattamente ciò che l’autore dello scatto vuole far notare.

Sin da subito, ho preso atto che una buona parte delle immagini che si presentavano davanti al mio incuriosito sguardo, erano ritratti di donne (guarda caso, uno dei miei temi preferiti, una mission per me, si potrebbe dire). Ma la particolarità di questi ritratti è che in realtà c’è molto altro!

Il contributo di Taddei con artisti di rilievo, fa sì che le loro opere acquistino un’ulteriore chiave di lettura donando ad esse nuova luce.

Soffermarsi per alcuni secondi davanti a ciascuna di queste immagini, mettendo tra parentesi ogni sorta di giudizio e lasciando libera la mente di andare altrove, permette all’anima di alimentarsi delle proprie percezioni.
Un’occasione rara e preziosa da non farsi sfuggire mentre aspettiamo la prossima esposizione personale d’arte fotografica di Arnaldo Taddei.


Gladys Mabel Cantelmi.
-Dr. Honoris Causa Visual Art
-International Visual Artist
-Creative Writer
-Cultural promoter
-Ambassador of Peace in the World
-Professional Tranformational &Emotional Coac Professional Mindfulness Facilitator
-Accredited professionist IPHM (International Holistic Medicine)

 

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