Napoletano sì, ma non emigrante! di Monica Lucignano

23 Luglio 2021
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Napoletano sì, ma non emigrante!
di Monica Lucignano

Un napoletano che partiva in quegli anni era condannato ad essere sempre e comunque visto come un emigrante senza grande futuro. Così ironizzava l’indimenticato Massimo Troisi nella pellicola di esordio “Ricomincio da tre” (1981) che gli valse due David di Donatello

Gli Italiani all’estero sono una risorsa inestimabile e hanno scritto pagine significative nella storia dei paesi in cui hanno scelto di vivere. Anche la Danimarca ha vissuto una fase di immigrazione italiana a cavallo degli anni Sessanta, poi nel tempo il fenomeno migratorio ha decisamente cambiato i suoi connotati e la scelta di partire, oggi più consapevole, trova risposte sempre più soddisfacenti.

Sembra essere questo il caso di Maurizio De Pascale, che da viaggiatore curioso decide di spostarsi da Nocera Inferiore per studiare prima e lavorare poi. Oggi l’ingegner De Pascale è, attraverso il suo percorso di studi e il suo curriculum professionale, l’emblema dell’individuo perfettamente integrato in una società in cui non è nato ma di cui ha subito percepito e introiettato i valori.

La Danimarca è, in base alla classifica della felicità 2021, il terzo paese al mondo, grazie soprattutto all’eccellente equilibrio tra efficienza dello stato e filosofia di vita. E sembra essere proprio quest’ultima ad aver conquistato Maurizio, che in un’intervista recente ha dichiarato di dedicarsi nel fine settimana a molti hobbies, tra cui quello dell’origami. Entrato in Inghilterra nel team che ha lavorato a Rainbow Six Siege nel 2008, dopo un anno è approdato in Danimarca, innamorandosi di questa terra e del suo way of life. Fino al 2013 in IO Interactive (IOI) come Principal Software Engineer, ha sviluppato le tecniche con cui è stato realizzato il fortunato videogioco Hitman. Cittadino del mondo, Maurizio si sposta in Canada per un paio di anni, presso Ubisoft, come Technical Architect ma poi ritorna alla IOI prima come Technical Director e poi in veste di Chief Technology Officer, incarico che ricopre attualmente. Durante gli ultimi quattro anni ha contribuito a sviluppare un nuovo progetto (Hitman 3, uscito a gennaio 2021) e ha messo a disposizione la sua decennale esperienza per affiancare i giovani collaboratori dell’azienda impegnata con il nuovo “007 project” dedicato a James Bond, l’agente segreto nato dalla felice penna di Ian Fleming. Se, da un lato, Hitman sembra aver esaurito il corso naturale della sua vicenda con l’ultimo capitolo della saga, IOI lascia molti spiragli aperti sulla possibilità di dare vita ad un nuovo ciclo imperniato su James Bond, il quale però non avrà le sembianze di nessuno degli attori che lo hanno interpretato sul grande schermo.

Napoli Salerno Siena hanno scandito il tuo percorso universitario, a che punto hai deciso che avresti lasciato la tua città natale?
Quando mi sono reso conto che per fare quello che volevo, quantomeno ai livelli a cui sognavo di farlo, restare in Italia non era un’opzione, e quindi finito il Dottorato sono subito andato a lavorare all’estero. In Italia le tantissime piccole realtà che si occupano di videogiochi sono tutte inevitabilmente affette da nanismo, vista l’incapacità del paese di attrarre in maniera significativa talenti dall’estero. Penso che sarebbe bellissimo se le persone potessero vivere e lavorare non troppo distanti da dove sono cresciute, fare questo mestiere a casa loro, ovviamente se è quello che vogliono. Uno dei miei sogni nel cassetto è di poter un giorno contribuire a creare una realtà in Italia che possa avere le stesse ambizioni e l’impatto dei grandi studi europei.

Il tuo lavoro ti ha portato lontano, tra Danimarca e Canada; se i ricordi fossero foto, qual è la prima che hai scattato in Danimarca?
Mi sono trasferito a Copenaghen la prima volta nella primavera del 2009, giusto in tempo per godermi la mia prima estate danese. Ricordo i colori di Nyhavn, il sole sui prati di Fælledparken, le pedalate verso nord e l’odore del mare sulla Strandvejen, le passeggiate e i tuffi nel canale sul lungomare a Island Brygge, le birre in ufficio alle 4 del pomeriggio. Mi sembrava tutto talmente idilliaco che mi chiedevo perché non andassero tutti a vivere lì. Poi è arrivato l’inverno col grigio perenne, ed ho capito. Certo male non è, se più di dieci anni dopo sono ancora qui. Ad aspettare la mia seconda estate danese.

Tra i molteplici incarichi che ricopri in IOI, c’è anche il recente 007 project. È cambiato qualcosa nel tuo lavoro e nel tuo settore con l’arrivo della pandemia?
La pandemia ha cambiato piuttosto profondamente il nostro modo di lavorare, forzando un enorme esperimento sociale di telelavoro, con un’estensione che non si sarebbe probabilmente mai tentata altrimenti. Alla IOI circa il 90% dei dipendenti lavora da remoto da più di un anno, se escludiamo un breve ritorno in ufficio a cavallo della scorsa estate. Il lavoro remoto porta sia vantaggi che svantaggi, e credo vada valutato caso per caso. Per noi riuscire a completare Hitman 3 nei tempi previsti, e continuare il lavoro su James Bond secondo la tabella originale di marcia, non è stato facile. Nonostante tutto penso che il mondo del lavoro post-epidemia sarà molto diverso ed estremamente più flessibile. Tanto che alla IOI abbiamo deciso di puntare su un approccio ibrido per il futuro, dividendo le settimane in giorni in ufficio e giorni da remoto. L’intrattenimento digitale è cresciuto tantissimo durante la pandemia, e con esso il consumo di libri, tv e videogiochi. I videogiochi online, in particolare, credo abbiano avuto un ruolo estremamente positivo nel mantenere connesse comitive preesistenti ed aiutando il formarsi di nuove conoscenze ed amicizie. Spero che tutti gli utenti che si sono avvicinati ai videogiochi durante questo periodo continuino a godersi queste esperienze eccezionali, che solo questo medium riesce a creare.

In una scala da 1 a 10 quanto ti manca l’Italia e perché?
Dieci anni fa risposi che, una volta imparato il danese, probabilmente le uniche cose che mi sarebbero mancate dell’Italia sarebbero state la mamma ed una buona pizza. Mia madre non c’è più e la pizza ho imparato a farmela da solo. Il danese però ancora non l’ho imparato, e a questo punto la considero una pratica archiviata. Certo, mi manca il poter parlare la mia lingua con i vicini o i passanti. E il sole tutto l’anno.

Quale di queste frasi metteresti sul tuo bigliettino da visita e perché:
«Gli Italiani all’estero si sono sempre piazzati!» cit. Antonio De Curtis
«Il Lavoro è il rifugio di coloro che non hanno di meglio da fare» cit. Oscar Wilde

Quella di Totò, visto che un po’, nel mio piccolo, mi sento ambasciatore della cultura italiana e napoletana all’estero. Con la seconda non potrei essere più d’accordo, ma mi sa che aspetterò il giorno in cui non dovrò più lavorare, prima di poterne fare uso.

Conclude così l’ingegner Maurizio De Pascale, uomo con un Ph.D. in Robotica e una passione per gli origami.

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