Cappella Sansevero – Cristo velato

16 Settembre 2016
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Suggestive atmosfere nei vicoli intrisi di umanità, monumenti, scorci e sguardi che, a saperli cogliere, si rivelano gioielli incastonati nella vita quotidiana: questa è l’anima di Napoli

 

e7e87111-f52e-493c-9b72-6635fbec4bfcAttraversando il centro antico in piazza S. Domenico Maggiore svoltando per una piccola salita e poi subito a destra ci si ritrova all’incrocio di due viottole di palazzi e case dai basamenti di pietra lavica: un portone ligneo apre uno scenario che graffia gli occhi per il giallo delle pareti e il bianco delle opere marmoree che custodisce. Siamo nella Cappella Sansevero, una preziosissima gemma del patrimonio artistico europeo. Fondata alla fine del XVI secolo, è un capolavoro dell’architettura barocca napoletana che rinasce dopo duecento anni grazie alla straordinaria personalità del settimo principe di Sansevero Raimondo de Sangro, grande architetto di uno dei monumenti più straordinari che il genio e la creatività umana abbiano mai concepito e committente di gran parte delle opere nella Cappella Sansevero. Con la sua poliedrica attività, avvolta da un alone di mistero, egli incarnò i fermenti culturali e i sogni di grandezza della sua generazione. L’impianto originario del monumento, risalente al 1590, è co
d077e423-5d27-4896-8c51-83612bd7bfe1stituito da un’unica navata rettangolare con otto cappelle ed un presbiterio: dal 1740 il principe di Sansevero riorganizzò, secondo criteri del tutto nuovi e personali, la Cappella che risultò grandemente abbellita con lavori di finissimi marmi, intorno alla quale sono le statue di molti degni personaggi di essa famiglia co’ loro elogi. Tra queste statue spicca Il Cristo velato, una delle sculture più suggestive che ha suscitato nel mondo tanto stupore e ammirazione. Quando si entra in questo luogo mistico il Cristo cattura lo sguardo degli animi più sensibili che, nonostante il vocio dei visitatori e la musica di sottofondo, si ritrovano in una zona fuori dal tempo, di silenzio e profonda suggestione. Girano lentamente intorno a quel letto coperto dal sudario che vorrebbero sollevare per guardare e toccare il corpo, così vero da chiedersi se realmente sia freddo marmo. Nel 1752 Raimondo di Sangro diede incarico ad un giovane artista napoletano, Giuseppe Sanmartino, di realizzare “una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua”. Osservando l’opera eseguita nel 1753, appare evidente la finissima maestria dell’artista che scolpisce il corpo senza 809c0b3e-a1ff-4cde-add1-9b80b2581c37vita sul quale le pieghe del velo incidono una sofferenza profonda evidenziando una ricerca che esclude preziosismi e canoni di scuola. La serenità statica del volto si contrappone ai drappeggi palpitanti del velo, mentre i cuscini preziosi insieme alla coperta sottostante sembrano quasi perdonare la corona di spine, le tenaglie e gli strumenti della Passione posati su quel corpo che neanche la morte era stata capace di deturpare. L’arte di Sanmartino si esprime in un’evocazione drammatica che fa della sofferenza del Cristo il simbolo del destino e del riscatto dell’intera umanità. Tramite quest’opera d’arte si entra in contatto con il mondo che l’ha prodotta e con il mondo reale e spirituale. Creare è un gesto divino che avvicina l’artista ed il fruitore al Dio Creatore che ispira e suscita emozioni. Come non arricchirsi nell’ammirare una scultura o un dipinto? Elaborare ed interiorizzare l’esperienza dell’arte costituisce un passo fondamentale verso la comprensione della realtà; in particolare nei giovanissimi sviluppare un’attenzione verso il bello produce un approccio diverso nei confronti del mondo. Assumere la dimensione estetica nel proprio schema comportamentale, permette loro di avere una relazione con sé e con gli altri attraverso le lenti della bellezza, della grazia, dell’armonia, filtri che tendono a far acquisire anche una dimensione morale: questa potrebbe essere una delle strade giuste per un mondo migliore...

Luigifranco Zoena (www.zoenaarchitetti.it)

“Non sono nato a Napoli, non per colpa mia!” ma la mia casa è qui. Ogni strada porta alla mia città, in ogni storia ascolto l’eco del mio mare e la voce della mia gente; in ogni cosa, in ogni luogo c’è un collegamento con la mia origine, con la mia storia perché “l’unica vera libertà è avere radici”. Questo amore per la Città mi ha ispirato Euforika Napoli: un’idea per e con i ragazzi. Euforika Napoli Stimola i giovani affinché non rimangano immobili spettatori della Vita ma strenui difensori della loro Cultura, dei loro Diritti e della loro Identità. Sulle sponde di questo mare, all’ombra di millenni di storia, e non solo quella che invecchia in libri polverosi ma anche quella viva, pulsante nelle strade, negli occhi di chi ricorda-vive-progetta, nei cuori di chi ama e che io ho amato, la mia anima ha ed avrà ristoro.

1799 COZY STUDIO-APARTMENT 

f475de1c_originalimg_0722Amo Napoli ed accolgo i miei ospiti mostrando loro le bellezze artistiche e naturali della Città, ma anche la qualità, il calore e la generosità dei napoletani. Lo spirito che mi anima è espresso nella frase di Gandhi “Con ogni vera amicizia rafforziamo le basi su cui poggia la pace in tutto il mondo”. Amo conoscere le persone, ascoltare la loro storia ed arricchirmi con scambi di esperienza. Ho viaggiato e faccio in modo di offrire a chi sceglie la mia Città tutto ciò che avrei voluto ricevere nei luoghi che ho visitato. Questi due aspetti sono nello slogan che ho scritto nel libro degli ospiti: “Curiamo l’accoglienza seminando amicizia”.

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