IL TESTO COME POZZANGHERA

8 Marzo 2017
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“Voglio che chi legge possa ritrovare un riflesso della propria vita nei miei testi, che vi si possa rispecchiare” dice lo scrittore italiano Davide Enia, recentemente in visita a Copenaghen.

Davide Enia ”Uomini e pecore” Edizioni Arvids è tradotto in danese da Martin Kvist Petersen. 88 pagine. Prezzo consigliato 198 DKK.

Incontro Davide Enia, autore e drammaturgo palermitano, ben lontano dalla sua soleggiata Palermo, a Copenaghen, in una piovosa giornata di febbraio, per parlare del suo libro “Uomini e pecore” pubblicato in Danimarca nel 2016. Nel romanzo si fantastica con coraggio sulla creazione dei piatti classici e della loro successiva trasformazione nel tempo, spesso durante momenti storici drammatici, come quello della seconda guerra mondiale.

Il lavoro svolto per il libro ha portato Davide in lungo e in largo fino a compiere una specie di “filologia culinaria “come la definisce lui stesso, allo scopo di esaminare attentamente vecchie raccolte di ricette, dalle quali secondo Enia, si può evincere quali alimenti fossero disponibili, quando e per chi, e non ultimo quale scenario sociale e culturale fosse legato a quegli alimenti.   Davanti a un paio di classiche tartine danesi l’autore si lascia andare al racconto delle sue opere letterarie, cos’è secondo lui la letteratura e cosa potrebbe essere. La suddivisione dei generi letterari è per Enia un’inutile creazione che non ha niente da aggiungere alla struttura del testo di uno specifico racconto. “Quando scrivo, esiste solo il testo, con il suo contenuto, e nient’altro che un costante lavoro di ricerca per individuare le parole precise, in grado di costruire un mondo immaginario agli occhi del lettore”-continua Enia-“ma questo obiettivo è solo uno dei tanti da raggiungere, si può dire”.

“L’altro aspetto della cosa è soggettivo, perchè desidero che chi legge possa cogliere un riflesso della propria vita nei miei libri. Un testo deve essere come una pozzanghera. Lì, nel punto preciso dove cielo e terra si incontrano, ritrovi qualcosa di te che si rispecchia, non rigidamente, come una superficie liscia, ma un barlume sfocato, leggero ed in movimento,proprio come nella vita”.    Tra gli autori italiani che lo hanno ispirato ad uno stile poetico di questo tipo, Enia nomina il siciliano Leonardo Sciascia e soprattutto Beppe Fenoglio, che nel romanzo “Una questione privata”solleva interrogativi di natura oggettiva, ad esempio sul movimento di Resistenza al nord Italia durante la guerra, ma che contemporaneamente induce a riflessioni soggettive come lo stesso titolo del libro evoca.

Oltre che nei grandi nomi della narrativa, Enia trova grande ispirazione nel mondo dei fumetti, e soprattutto nei Peanuts, che furono in pubblicazione per oltre 50 anni, e non solo per motivi sentimentali,che lo riportano alle prime letture dell’infanzia, ma perché li ritiene essere narrazione di alta qualità. Che cosa definisce la letteratura importante? “Il fatto che sia inutile”risponde Enia senza esitare. “La sua forza è proprio quel saper creare e rispecchiare la vita interna del lettore, che sia in Sicilia o a Copenaghen”.
Martin Kvist Petersen che ha tradotto “Uomini e pecore “é professore di italiano, latino e danese.

 


“Uomini e pecore” è stato elaborato su richiesta dell’editore EDT, che ha lanciato la serie narrativa sulla cultura del cibi italiana “Casa e cucina”. Palermo, la citta nativa di Davide Enia è anche cornice dei suoi monologhi teatrali Italia-Brasile 3 a 2 e maggio ’43 (2013) oltre il romanzo Così in terra (2012).

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