QUEL COSTANTE LEGAME CON L’ITALIA

16 Settembre 2016
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“Tutto ciò di cui mi sono occupato nella mia carriera trova origine nella mia educazione bilingue, basata sulle due culture” dice Thomas Harder, madre italiana e padre danese. Ad ottobre uscirà la versione italiana della sua interessante biografia di un sacerdote cattolico danese, partigiano in Italia durante l’occupazione tedesca

3”Con mio fratello siamo cresciuti in una famiglia bilingue. I miei genitori parlavano la loro lingua madre, ma si capivano, e mio fratello e io parlavamo danese tra di noi “, racconta Thomas Harder, scrittore e traduttore. La sua mamma, la scrittrice italiana Maria Giacobbe, è originaria della Sardegna, suo padre era lo scrittore danese Uffe Harder. Una famiglia che ha sempre vissuto in Danimarca, ma con un sacco di contatti con l’Italia, con una mamma sempre molto organizzata a non far mai mancare i giornaletti di Topolino e i libri per bambini, e dove le vacanze si trascorrevano in Sardegna, con la famiglia. “Libri e fumetti ci hanno insegnato a scrivere in italiano, ampliando il nostro linguaggio e permettendoci di mantenere un contatto con la cultura e la società italiana al di là della famiglia”, dice Thomas, la cui carriera trova origine proprio nella sua formazione bilingue. Thomas ha scritto numerosi libri, per lo più sulla cultura italiana in tutte le sue forme e sul proficuo incontro culturale tra ltalia e Danimarca, ma anche tradotto letteratura italiana in danese.

Un racconto pieno di avventura

4La prossima pubblicazione di Thomas Harder è la traduzione italiana della biografia, scritta nel 2005, dello straordinario danese, Arndt Lauritzen (1915-1978), prete cattolico e partigiano in Italia durante la seconda guerra mondiale.
Gli italiani lo chiamavano “Paolo Il Danese ‘, il giovane convertitosi al cattolicesimo poco dopo l’esame di maturità, e che nei 63 anni della sua vita riuscì ad essere monaco, ufficiale, prete cattolico, partigiano, padre di famiglia, uomo d’affari e agente dei servizi segreti. Arndt Lauritzen fu ordinato prete a Roma nel 1942 e in seguito divenne insegnante privato del figlio del marchese Antonio Meli Lupi di Soragna che insiema alla consorte danese, Elsa Fischer, viveva a Vigatto, in provincia di Parma, dove Lauritzen era viceparroco, in via non ufficiale, nella chiesa locale. Nel 1943 Arndt abbandonò quella vita per unirsi ai partigiani locali che combattevano una sanguinosa battaglia contro tedeschi e fascisti italiani. “Ma la guerra rese impossibile all’ex partigiano portare avanti il proprio ministero” - continua Thomas- “Aveva causato la morte di troppe persone, e mentre gli altri partigiani erano liberi di tornare a casa e continuare indifferentemente la propria vita come contadini, panettieri o insegnanti, per lui era impossibile rimanere un sacerdote” aggiunge Thomas. Poco dopo la liberazione Lauritzen sposò la compagna partigiana Rosita, con la quale ebbe tre figli.

Gli italiani ricordano

5Paolo il Danese Proprio una lettera inviata da Rosita Parmiggiani Lauritzen a Erik Heimann Olsen, redattore della “Frihedskampen” – rivista dell’associazione degli ex-Resistenti danesi, portò Thomas Harder sulle tracce di Arndt Lauritzen, la cui storia era quasi completamente sconosciuta qui in Danimarca. La sua biografia, pubblicata nel 2005 e tradotta in italiano lo scorso anno, è stata presentata da Thomas proprio a Vigatto, in occasione della Festa della Liberazione italiana il 25 aprile scorso. “La gente ricorda ancora Paolo il Danese, che alcuni di loro avevano conosciuto. È stato toccante e denso di fascino trovarsi proprio nel luogo in cui tutto ciò è avvenuto, circondato da persone che hanno condiviso quella storia, “continua Thomas,”. Essere tra quella gente che ancora porta con sé il carico umano della storia partigiana è qualcosa di completamente diverso dallo stare seduto a scriverne a Copenaghen. Tutto questo mi ha colpito molto “, conclude.

Abbiamo bisogno di una politica nazionale per le lingue

Oversætterne Lene Ewald Hesel og Thomas Harder.

Oversætterne Lene Ewald Hesel og Thomas Harder.

La lingua è lo strumento di lavoro quotidiano di Thomas, che cresciuto con il danese e l’italiano in famiglia, ha poi appreso diverse altre lingue. E allora come vive una persona come lui il fatto che sia stato così drasticamente tagliato l’insegnamento delle lingue da college e università danesi? “È scandaloso che le lingue vadano scomparendo nel nostro piccolo paese. Dovremmo avere una strategia nazionale, che garantisca la possibilità di imparare le lingue più rilevanti, tra cui quelle che acquisiranno importanza in futuro, ad un livello qualificato. Sappiamo ormai che la conoscenza delle lingue agevola l’incontro tra le persone, promuovendone la comunicazione e la volontà di stare insieme”. Quasi tutti i danesi parlano inglese, si potrebbe obiettare, ma Thomas dice: “ In Danimarca vi è la fondata convinzione secondo la quale basterebbe conoscere danese e inglese per concorrere nella globalizzazione. Ma nel mondo la maggior parte delle persone non ha né inglese né danese come lingua madre”. Thomas Harder lavora come traduttore free-lance per il Parlamento europeo. A parer suo in Danimarca non siamo poi cosi bravi come pensiamo in inglese, e soprattutto nelle occasioni ufficiali dovremmo affidarci a degli esperti. “Ad esempio quando alcuni personaggi in vista parlano in ingle
se convinti di essere capiti dal pubblico in sala, sarebbe molto meglio una traduzione simultanea. In primo luogo, perché chi parla l’inglese non riesce a farlo molto bene. Ma spesso anche perché la gente non è abbastanza brava a capire l’inglese, e questo costituisce un altro grande ostacolo alla comunicazione. In quei casi sarebbe molto meglio parlare la propria lingua e lasciare agli interpreti professionisti il compito di dare un senso a ciò che viene tradotto”. “Vi è poi di fatto una grande differenza tra quello che si riesce ad esprimere nella propria lingua madre o in un’altra lingua. Non si può essere certi che le battute vengano comprese come uno scherzo e l’ironia come ironia: “Inoltre i interpreti e traduttori devono anche avere un parere qualificato su ciò che chi ascolta è in grado di poter capire. Ma qui si esula dal fatto linguistico per addentrarsi in ambito di una comprensione puramente culturale” - conclude Thomas Harder.

Un’idea romantica dell’Italia

1“I danesi hanno da sempre una passione per tutto ciò che è italiano, specialmente nella sua accezione più romantica. Non pensi? “L’idea che hanno dell’Italia e degli italiani è troppo spesso ancora piuttosto antiquata e sentimentale, e i danesi dimenticano che la maggior parte degli italiani sono persone come le altre, che si alzano la mattina e vanno in ufficio o in fabbrica per lavorare. È tipico,” continua Thomas. “Ma c’è anche un’Italia che ha una percezione di sé stessa ampiamente superata, una certa tendenza a coltivare un‘immagine vecchio stampo, un quadro sdolcinato degli italiani che attira molto i turisti. Ciò dipende anche da come il Paese viene proposto all’estero da molte grandi industrie. È di gran lunga più comodo continuare a comunicare sull’onda di canoni culturali già consolidati, piuttosto che darsi da fare per correggerli“.
“L’Italia ha un sacco di prodotti high-tech, e sono imprenditori italiani quelli che stanno costruendo la metropolitana a Copenaghen, proprio come a suo tempo il ponte di Storebælt . I supermercati danesi sono stracolmi di cibo italiano, non propriamente del tipo “nonnine toscane che riempiono i barattoli di vetro’, ma prodotti industriali avanzati, che vengono esportati in tutto il mondo. Non dovrebbe più essere difficile per noi avere una visione diversa dell’Italia“, conclude Thomas Harder.

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